kemian vuole sapere perché la chiesa ce l’ha tanto contro i dico, contro il riconoscimento giuridico di convivenze tra umani. kemian ricorda che i genitori del gesù da cui discende l’istituzione cattolica non erano sposati secondo ciò che intende oggi la chiesa stessa, bensì conviventi, giacché il matrimonio all’epoca era un rapporto che si perfezionava e compiva con la coabitazione, senza un consenso iniziale vincolante.
pertanto, se vigesse indiscriminato l’assunto proibitivo della chiesa, i genitori di gesù oggi non sarebbero una coppia legittima. questa conclusione non è tuttavia plausibile, perché in tal caso la chiesa andrebbe a delegittimare i suoi stessi fondatori, perciò è da escludere che i motivi che spingono la chiesa a contrastare i dico siano di natura religiosa.
allora, s’interroga kemian, quali motivi inducono la chiesa ad avversare le convivenze? le convivenze toglierebbero qualcosa alla chiesa?
ci riflette su per qualche istante, poi kemian comincia a far di calcolo e considera quanto frutta un matrimonio celebrato in una chiesa. certo, la cosa è complicata, perchè la tariffa che i nubendi pagano per la celebrazione del matrimonio cambia a seconda della chiesa, ma assume un minimo di duecento euro per una chiesa che celebra due matrimoni al giorno, per un totale di quattrocento euro al giorno, e 10.400 euro al mese, escludendo le domeniche adibite alla questua. detraendo le spese per lo stipendio del parroco e dello scaccino, quelle per la corrente elettrica e il servizio di pulizia, pur a voler essere magnanimi, 5.000 euro al mese almeno saltano fuori. considerando che le chiese operanti in italia sono migliaia, e che per alcune la tariffa supera i 2.000 euro a matrimonio, quanto incassa il vaticano ogni anno per celebrare i matrimoni?
kemian si è seccato di calcolare, non appartiene alla sua natura, sa solo che la somma è grossa, tanto grossa, ed è l’incasso di quella somma a trovarsi in pericolo se le convivenze tra umani venissero equiparate giuridicamente ai matrimoni. solo questo perderebbe la chiesa.
allora è più che giusto che combatta per non perdere i cospicui capitali derivanti dalla vendita dei sacramenti, purché non sbandieri la maschera del valore della famiglia, perché la famiglia che conosce la chiesa non è quella formata da un uomo, una donna e qualche pargolo da mantenere. di questa, la chiesa ha solo una vaga, scolastica idea che non ha mai potuto mettere in pratica. essa non sa cosa vuol dire arrabattarsi tra spese, tasse, ici, scuola, casa, mutui, lavoro, montagne di immondizia, aerosol di monossido e flebo di collera mentre si perde aliqua pars vitae nell’auto bloccata dal traffico, e continuare a sorridere ad un figlio che ti osserva per imparare che cosa è la vita.
kemian si acciambella sbuffando; è stufo dell’ipocrisia degli uomini per profumare la cacca, o nobilitare squallide bramosie. preferisce puntare il volo di una farfalla svolazzante tra i fili d’erba e i fiori, perdendosi seguendo con lo sguardo quella delicata danza in punta di piedi.
Sono molto preoccupato.
Un giornalista mi ha mandato un articolo in anteprima, non ancora pubblicato, perchè mi cita, e quindi ha (giustamente) reputato opportuno farmelo prima leggere.
Alla fine dell'articolo, citando interviste ad altre persone, ho letto questo orrore di stampa, che ha destato la mia preoccupazione:
"I Camorristi hanno capito che se continuano così finiranno col perdere il sostegno della popolazione. Hanno capito che devono smettere. Secondo le inchieste più recenti, infatti, la Camorra, timorosa di perdere il controllo del territorio starebbe utilizzando il porto di Napoli per spedire i rifiuti tossici in Africa e in Cina, con una rilevante diminuzione dei grandi reati contro l'ambiente in Campania."
Trattandosi di un argomento tanto spinoso quanto pericoloso, sento l'esigenza viva di dover smentire questo passaggio.
Partiamo dalla camorra.
Chi in vita sua non ha mai fatto attività antimafia, magari può cascare in questo errore. Viceversa, chi ne sa qualcosa, ma appena "qualcosina", sa bene che la camorra non ha alcun timore di perdere il controllo del territorio. Eventualmente, la mafia siciliana o la sacra corona unita potrebbero avere un problema del genere, ma non un clan campano o una 'ndrina calabrese, che sono mafie strutturalmente diverse.
Il controllo del territorio in Campania (ma anche in Calabria) è basato su meccanismi diversi rispetto alla semplice intimidazione o alla sola attività estorsiva. Il controllo campano è totale, ed investe tutti i settori della società, soprattutto le attività economiche. Attività che gestiscono "in nero" uomini e mezzi, facendo lavorare, pagando stipendi, sostituendosi a normali datori di lavoro. In pratica, è sul giro di soldi che costruiscono il loro consenso sociale. Consenso che pertanto non perderanno affatto continuando a spargere rifiuti industriali in giro per la Campania settentrionale, e lo sanno bene i clan.
Non afferrare il meccanismo che sta alla base del potere camorristico significa commettere una svista gravissima.
Ovviamente qui ho semplificato la cosa, per motivi di spazio, ma la si può approfondire, se qualcuno lo reputasse opportuno.
Le prove che si tratti di una svista, ci sono eccome.
Secondo quelle "inchieste più recenti" citate nel testo, la camorra non ha spedito rifiuti all'estero per il timore di perdere il controllo, ma solo per soldi: in Cina quei materiali sono arrivati non come rifiuti, ma come materia da riciclo, pertanto sono stati i cinesi a pagare la camorra, che ha incassato fior di quattrini. Se avessero dovuto essere loro a pagare i cinesi, non sarebbe partito nulla.
Tutto questo, è scritto agli atti di quelle "inchieste recenti".
Inutile poi citare l'uso del porto di Napoli, che è sotto controllo criminale fin dai tempi di Achille Lauro, cioè dagli anni '40 del XX secolo. Il porto è usato ancora oggi, eccome, ma per vendere merci. Quando un rifiuto non è riutilizzabile come merce, cioè non è più vendibile, allora non prende la via del porto, ma quella delle campagne di casa nostra.
Ovviamente, per motivi di segreto istruttorio, non posso parlare di quelle inchieste che invece sono ancora in corso, ma anche senza fare nomi mi è possibile sottolineare l'aspetto che trovo più preoccupante, che è quello dei traffici transfrontalieri terrestri che, come forse sfugge a chi ha rilasciato l'intervista, sono di gran lunga superiori come volume (in milioni di tonnellate) a quelli marittimi.
Dopo l'entrata in UE di quasi tutta l'Europa dell'Est, i controlli doganali verso queste nazioni sono praticamente scomparsi (mentre alle dogane marittime si tenta invano di rafforzarli). Si tratta di nazioni che sono entrate in Europa, ma non hanno ancora una legislazione secondo standard europeo in materia di rifiuti.
Riassumendo, io mi preoccuperei (e infatti me ne sto occupando nella mia attività di queste settimane) di Ungheria e Romania, prima di ogni altra cosa. E' un settore che in questi ultimi mesi ha ricevuto spinte fortissime, in ascesa perenne.
A proposito di ascesa. La frase incriminata che ho citato all'inizio parla di una "rilevante diminuzione dei grandi reati contro l'ambiente in Campania". Rilevante diminuzione che non si vede, se non commettendo qualche evidente forzatura.
Secondo tutte le fonti ufficiali disponibili, dal ministero dell'Interno al Corpo Forestale, e fino a Legambiente ed alle procure della Repubblica, si osserva invece una costanza nel tempo delle operazioni malavitose in materia ambientale. Forse i reati diminuiscono perchè la scorsa legislatura ha depenalizzato un bel po' di reati. Ma il dato di fatto è che c'è un aumento del giro d'affari. Più soldi, a ritmo più alto del tasso di inflazione. E più soldi vuol dire più traffici. Vuol dire che l'ecomafia campana gode di ottima salute, senza alcun timore di perdere quel controllo del territorio.
A dirla tutta, è proprio il timore da parte camorrista, quel che in Campania non si vede.
Già sabato 19, alla manifestazione di Napoli, mi è capitato di ascoltare un paio di interventi piuttosto preoccupanti: entrambi iniziavano con la frase "La Campania in passato è stata meta di grandi traffici di rifiuti". E' preoccupante il tempo verbale usato. La Campania è ancora meta di traffici. Oggi anche più di ieri. Se si fa il confronto tra il 2002 ed il 2006... oggi siamo davanti a quasi un raddoppio dei volumi di rifiuti entrati clandestinamente nella regione.
La risposta è stata la deviazione dell'opinione pubblica, spinta verso la disperazione e la rabbia causata dall'emergenza dei rifiuti ordinari. Qualcuno potrebbe pensare che questa deviazione sia stata calcolata, forse.
Mi meraviglio che proprio in Campania si possa cascare in trappole di questo tipo.
A mio avviso, è necessario non abbassare la guardia. La camorra non solo continua i suoi traffici, ma li estende. Ed il business cresce.
E l'emergenza non può finire, perchè altrimenti cadrebbe la grande copertura, di cui certa industria ha bisogno per smaltire a basso costo i suoi rifiuti. E per smaltire a basso costo, c'è poco da investire in navi verso l'estero. C'è la Campania. E non solo lei, ma questo non lo approfondisco perchè finirei molto lontano.
Solo in Campania poteva succedere qualcosa di una simile portata. A partire dal 1991, quando grazie ad un accordo collusivo forte tra politica, camorra, massoneria e servizi segreti legati a potentati industriali, furono autorizzate grandi importazioni di rifiuti industriali extraregionali, gestiti in Campania da aziende di camorra che, grazie ad appalti per la raccolta dei rifiuti nei comuni, avevano il patentino d'accesso alle discariche pubbliche o erano titolari di discariche private.
Solo in Campania, resa colpevolmente pattumiera del mondo industriale che ha necessità di risparmiare soldi sullo smaltimento dei propri rifiuti, potevano riempirsi le discariche con largo anticipo e con rifiuti che non possono essere tombati in discarica. Causando un'emergenza che, dal punto di vista dei clan, "ci voleva, era necessaria".
Oggi, gli smaltimenti illeciti continuano, e crescono anche. Hanno solo "cambiato stile", mascherandosi come se fossero qualcosa di lecito. Forse per questo si ha l'impressione che ci siano meno reati: perchè quando gli sversamenti tossici riescono a mascherarsi bene, ottengono incredibilmente anche le autorizzazioni amministrative dalle istituzioni competenti. Tutto regolare. Nessun reato.
Se ne potrebbero fare di esempi. Da quello di una discarica abusiva in zona orientale/vesuviana, che oramai seguo a giorni alterni, ed a giorni alterni trovo nuovi materiali depositati (comprese polveri di strana natura multicolori), fino a quello di un altro sito a nord di Napoli dove ancora oggi occorre andare "ammacchiati", senza farsi vedere.
Se si perde di vista questo punto fondamentale, e si arriva a credere che la camorra abbia timori sul controllo territoriale e vada spontaneamente altrove (che è più o meno equivalente al credere a Babbo Natale), si rischia grosso. Si rischia il futuro della Campania.
Poi, ovviamente non chiedo a nessuno di fare della sana antimafia, perchè è normale che non tutti se la sentano, soprattutto in Campania.
Proprio sabato, prima della manifestazione, mi è toccato sentire frasi come "quando vedo un fuoco tiro dritto. Che chiamo a fare? Tanto non verrà nessuno". Ovvio che per me, che nell'anti-ecomafia ci sono impegnato a tempo pieno, è una dichiarazione inammissibile, però comprendo il considerare "più salubre" il tirare dritto. Ma almeno... bisogna cercare di non farsi sviare.
Queste "sviste" che ultimamente noto, mi preoccupano. Molto.
Non abbiamo bisogno di spegnere gli allarmismi dicendo che la Campania in passato era meta di traffici illeciti che ora vanno in Cina o in Africa. Non solo non è vero (in Cina vanno rifiuti riciclabili), ma è una deformazione della realtà. Magari vedessimo una camorra timorosa di perdere qualcosa, saremmo già a buon punto. Se la camorra avesse timori, anche la stessa emergenza rifiuti sarebbe alle ultime battute, poichè costituisce solo la punta d'iceberg dell'ecomafia campana.
Non abbiamo bisogno di gonfiare o sgonfiare fenomeni.
Ci basta la realtà che abbiamo davanti agli occhi. Senza disinformazione o distorsione dell'informazione.