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venerdì, 02 maggio 2008

Contro le iniezioni di solfati nella troposfera

Fonte: lescienze.espresso.repubblica.it (28 aprile 2008)

Uno studio del NCAR degli Stati Uniti

Sebbene il cambiamento climatico sia una minaccia enorme, occorre molta più ricerca prima che si possa tentare una soluzione geo-ingeneristica globale.


Un’idea molto discussa nella comunità scientifica per combattere il riscaldamento globale consiste nell’iniettare particelle di solfati nella stratosfera. Ora una ricerca diretta da Simone Tilmes del National Center for Atmospheric Research (NCAR) degli Stati Uniti, mette in guardia dai pericoli di una simile operazione, che potrebbe ritardare di decenni il recupero del buco dell’ozono sopra l’Antartico e determinare una significativa perdita di ozono sopra l’Artico.

"I dati che abbiamo raccolto indicano che il tentativo di raffreddare artificialmente il pianeta avrebbe pericolosi effetti collaterali”, ha spiegato Tilmes, che firma un articolo su “Science Express”. "Sebbene il cambiamento climatico sia una minaccia enorme, occorre molta più ricerca prima che si possa tentare una soluzione geoingeneristica globale."

Questo tipo di soluzione, che dovrebbe accompagnare la riduzione delle emissioni di gas serra, è stata avanzata recentemente dal Premio Nobel Paul Crutzen: le particelle di solfati dovrebbero in essere in grado di bloccare parte della radiazione solare nella stratosfera, così come si è verificato nel corso di gigantesche eruzioni vulcaniche nel passato della Terra che hanno determinato una riduzione significativa delle temperature della superficie.

Proprio perché le eruzioni vulcaniche possono temporaneamente assottigliare lo strato di ozono della stratosfera, Tilmes e colleghi hanno valutato il potenziale impatto dei piani di geo-ingegneria sui poli: i solfati prodotti dai vulcani forniscono una superficie sulla quale gli ioni del cloro nella fredda stratosfera inferiore polare possono attivarsi e determinare reazioni chimiche in grado di intensificare il processo di distruzione delle molecole di ozono. (fc)

***

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domenica, 30 marzo 2008

GEMS (Global Environmental Micro Sensors)


Gli sviluppi tecnologici nei sistemi micro-elettro-meccanici (MEMS) e nella nanotecnologia, hanno ispirato un rivoluzionario sistema di osservazione ambientale conosciuto come sensori Mems globali/ambientali (GEMS). GEMS sono micro sonde aeree in grado di monitorare tutte le aree della Terra con risoluzione spaziale e temporale senza precedenti.

Le sonde saranno destinate a rimanere sospese nell'atmosfera per ore e giorni, effettuando misurazioni di pressione, temperatura, umidità e velocità del vento, venendo trasportate dalle correnti atmosferiche. Con un insieme di sensori modulari, le sonde potrebbero essere utilizzate per misurare parametri acustici, chimici, biologici, nucleari o altri di interesse per Agenzie di Difesa per raccolta di intelligence, conoscenza della situazione sul campo di battaglia, e monitoraggio della guerriglia urbana.

In ultima analisi, una “rete” GEMS o un “velo di protezione”, potrebbe ricoprire il Globo con sonde di diverso design, massa e dimensioni adattate a misurare una varietà di parametri.



Basate su applicazioni specifiche, le sonde saranno di dimensioni di 50-100 micron, in uno o più dimensioni e leggerezza sufficienti a non causare praticamente nessun pericolo a contatto con persone o cose. Dimensioni, massa, proporzioni, geometria, controllo di galleggiabilità e il design aerodinamico, determineranno per quanto tempo le sonde rimarranno sospese.

A seconda delle dimensioni e della forma delle sonde, il design aerodinamico basato sulla biometrica, potrebbe anche ridurre la loro velocità terminale. Molti esempi di tale concezione esistono in natura, inclusi semplici “bastoni a dente di leone” e “matasse” di reti di palloni, o anche sofisticate forme evolute come “auto-rotating samaras” (samara è un “seme alato” che ruota su se stesso quando cade, riducendo in tal modo la velocità della dispersione e aumentando la distanza una volta trasportato dal vento, n.d.r.).

La Scienza dei materiali avrà un ruolo chiave per limitare la massa della sonda e renderla potenzialmente biodegradabile o bioinerte, minimizzando così i rischi per l'ambiente, quando la sonda ricadrà dall'atmosfera. La complessità riscontrata in natura, suggerisce che la nano-biotecnologia dovrebbe essere esplorata come possibile strumento da cui creare materiali adatti per le sonde. Le caratteristiche delle cellule organiche suggeriscono “macchine” e sistemi che possono guidare il design e la funzionalità dei dispositivi e componenti in micro e nano scala.

I recenti e futuri sviluppi della Scienza dei materiali e della nanotecnologia, potrebbero spianare la strada per la progettazione e lo sviluppo di sonde ibride mutanti che letteralmente fonderebbero le scienze della vita con dispositivi meccanici non viventi, creando così “sonde parzialmente viventi”.

Queste sonde ibride sarebbero artificialmente intelligenti, e potrebbero cambiare forma svolgendo diverse funzioni usando materiali e strutture intelligenti.

[1]


Cliccare sulle immagini per ingrandire


GEMS (Global Environmental Micro Sensors) Micro sensori ambientali


Motivazione

Produrre capacità di osservazione ambientale misurate con sviluppi in modelli atmosferici.


Migliorare le osservazioni in situ di densità e distribuzione

  • Attivare nuove indagini per espandere notevolmente la comprensione del sistema terrestre

  • Calibrare telerilevamento


Descrizione concettuale

  • Sistema integrato di sonde aeree

  • Produzione notevole a basso costo per unità

  • Usa e getta”

  • Sospese in atmosfera

  • Trasportate dalle correnti ventose

  • Micro Electro Mechanical System (MEMS) e/o sensori basati sulla nanotecnologia

  • Fonte di alimentazione interna per:

        Rilevamento, geolocation, comunicazione, informatizzazione limitata

 

Potenziali strategie di distribuzione

  • Palloni ad alta quota (stratosfera)

  • Global Atmosphere-Ocean IN-situ System (GAINS)

  • StratSats (Global Aerospace NIAC phase II project


  • Rawinsonde (weather) balloons (Sep 99, Jan/Jun/Dec 01)

  • Surface release w/ positive buoyancy

  • Unattended Aerial Vehicles (UAV)

  • Applicazioni militari


  • Applicazioni civili

  • Global Universal Profiling System (GUPS);

  • Velivoli commerciali

  • Campo esperimenti


Rete mobile wireless 3D intercomunicante

  • Sonde

  • Nodi intermedi

  • Raccolta dati

  • Piattaforme remote di ricezione

[2]




Studio di fattibilità pluriennale

Insieme di palloni in super pressione a densità costante (Lagrangian drifters)

Drastica riduzione di massa, dimensioni e costo integrando micro ed eventualmente nanotecnologie.


Componenti

Materiale del pallone (sonda): (12.5-mm MylarTM GL-AE)

Attuale: 70 grammi, 40 cm. (“pallone da spiaggia”)

Obiettivo: meno di un grammo, 10 cm. (“pompelmo”)


Autoalimentazione per:

Rilevamento

Sonde con micro-sensori di qualità

Temperatura, pressione, umidità relativa, velocità (micro GPS)

Comunicazione (satelliti Iridium class)

Segnale limitato di processo/calcolo


Motivazione

Migliorare le osservazioni di densità / distribuzione in situ specialmente sui dati delle regioni oceaniche

Migliorare notevolmente l'osservazione di campagne adattive o mirate

Ricerca e missioni operative

Sinottica capacità di osservazione che abbraccia una vasta gamma della
scala spazio/tempo

Ricognizione di cicloni tropicali per ottenere misurazioni in situ, ad alta
risoluzione su domini limitati


Studio dei dati preliminari

Modelli di simulazione dinamica

Scenari meteo virtuali - ARPS (Advanced Regional Prediction System)

Distribuzione e dispersione sonde - Lagrangian particle model

Assimilazione dei dati (DA) - NCAR/PSU MM5 (Mesoscale Model v5)

Uragano Floyd (settembre 1999)


Osservazioni simulate

Sonde GEMS rilasciate da aeromobili

1140 sonde ogni 12 ore

Una al minuto durante la tipica rotta di ricognizione

Frequenza d'osservazione ogni 5 minuti

Nessun errore di misurazione o guasto strumentale

[3]


 

[1] GEMS: microsystems, nanotechnology, and environmental monitoring in the 21st century Manobianco, J.; Case, J.L.; Evans, R.J.; Short, D.A.; Pister, K.S. Bio-, Micro-, and Nanosystems, 2003. ASM Conferences Volume , Issue , 7-10 July 2003 Page(s): 15 -  Digital Object Identifier   10.1109/BMN.2003.1220604

[2] Global Environmental MEMS Sensors (GEMS): A Revolutionary Observing System for the 21st Century. John Manobianco, Joseph Dreher, Mark Adams, Randolph J. Evans, Jonathan L. Case, David A. Short. ENSCO, Inc. James Bickford, Warner Harrison, Chris Yu, Marc Weinberg, Tim Barrows, Amy Duwel C. S. Draper Laboratories Donna Manobianco, Mano Nanotechnologies, Research, & Consulting
Dana Teasdale, Kristofer S.J. Pister Dust Networks, Inc. Mel Siegel, Carnegie Mellon University Jordin Kare, Kare Technical Consulting 19 October 2004 NIAC 6th Annual Meeting (Seattle, WA)

[3] Using Large Ensembles of Low-Cost Lagrangian Drifters for Tropical Cyclone Analysis & Forecasting  John Manobianco, Joseph G. Dreher, Mark L. Adams, and Jonathan L. Case ENSCO,Inc. 
21 March 2006 60th Interdepartmental Hurricane Conference
(Mobile, AL)

 


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sabato, 29 marzo 2008

Zeitegeist a Rebus

Il documentario Zeitegeist trasmesso in tv, a Rebus.
 
Fonte: http://archivio.odeontv.net/rebus_archivio.htm

 visualizza la puntata di Venerdì  28 marzo 2008 ore 21:30

Zeitgeist, la più grande storia mai raccontata? Dopo il grande interesse suscitato dalla puntata dedicata al documentario di Zenone Sovilla, Rebus trasmette gli ultimi scampoli del film “Civiltà bruciata”. Dopo inizieremo a dedicarci al lungometraggio di inchiesta “Zeitgeist” di Peter Joseph. Si tratta di un’opera liberamente scaricabile da internet, all’indirizzo http://zeitgeistmovie.com/, incentrata su tre grandi capitoli: la storia delle religioni, l’analisi dei tragici fatti dell’11 settembre 2001, l’analisi dell’ipotetico cartello bancario internazionale che sarebbe all’origine del “signoraggio” e non solo. Nel corso della trasmissione ci sarà anche un intervento telefonico da Los Angeles di Massimo Mazzucco, autore del sito di informazione Luogocomune.net e dei documentari “Inganno globale” e “Nuovo secolo americano”. In questa prima puntata dedicata a Zeitgeis verrà trasmesso il primo capitolo incentrato sulla storia delle religioni. Il lungometraggio è in inglese con i sottotitoli in italiano curati da Luogocomune.net. Ci sarà spazio anche per parlare di complottismo.


Venerdì  4 aprile 2008 ore 21:30

Zeitgeis, 11 settembre e signoraggio? Rebus dedica ancora una puntata a “Zeitgeist” di Peter Joseph, trasmettendo i capitoli relativi all’11 settembre 2001 e al signoraggio. Il documentario è in lingua inglese con i sottotitoli in italiano curati da Luogocomune.net di Massimo Mazzucco.

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lunedì, 10 marzo 2008

Tra complotto e leggenda metropolitana

Fonte: Radio Base


Le scie chimiche non esistono? lo afferma un chimico dell'Università di Pavia
07-03-08


Le scie chimiche non esistono. Lo dice ai microfoni di radio Base all'interno di Linea  diretta del 6 marzo 2008 il chimico dell'Università di Pavia Simone Angioni membro del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul Paranormale.



a cura di:
Liliana Boranga
[articoli dello stesso autore]

***

Trascrizione dell'intervista, a cura di OneSkyFriends
.

Intervistatrice: Dottor Angioni buongiorno.

Simone Angioni: Buongiorno.

Intervistatrice: Lei è un chimico e lavora all’Università di Pavia ma soprattutto è coordinatore del gruppo CICAP della Lombardia.

Simone Angioni: Esattamente.

Intervistatrice: All’inizio vorrei che lei presentasse cos’è questo gruppo CICAP.

Simone Angioni: Il CICAP è  il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale. Questo comitato è stato fondato nel 1989 da Piero Angela e da un altro comitato di, tra virgolette, “saggi”, come Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia, eccetera. Si occupa appunto di studiare le affermazioni sul paranormale, ovvero tutte quelle affermazioni che si propongono come essere incredibili e andare contro le leggi della fisica oggi note, diciamo.

Intervistatrice: Diciamo su che cosa vi siete confrontati fino ad oggi.

Simone Angioni: Diciamo che, inizialmente ci siamo occupati del paranormale in senso stretto, cioè dello spiritismo, apparizione di fantasmi, della parapsicologia quindi il trasporto di oggetti con la forza del pensiero, la telepatia, queste cose così. Però, procedendo negli anni, il campo di indagine si è allargato anche ad argomenti che non sono più strettamente paranormali, come ad esempio l’ufologia. E ultimamente, vista l’ondata che c’è stata anche dopo l’11 settembre ci siamo occupati e ci stiamo occupando tuttora anche del complottismo, cioè di quelle teorie che sono volte a sostenere che esiste una lobby che controllerebbe determinati aspetti della nostra vita senza lasciare a noi il minimo controllo.

Intervistatrice: Voi su questo tipo di pensiero cosa pensate? Le situazioni tipo Echelon od altro, per voi..

Simone Angioni: I complotti esistono, nel senso che questo è evidente, nel senso che anche noi, come Italia, abbiamo avuto prove di diversi complotti che poi sono stati parzialmente svelati.

Intervistatrice: Sventati. Alcuni anche sventati.

Simone Angioni: Alcuni anche sventati, esatto. Quindi il problema non è negare un complotto a priori in quanto tale, ma il problema è capire se un complotto è possibile o se è un’invenzione. Nel senso che: non tutti i complotti sono per forza veri e chiaramente bisogna capire quali affermazioni sono vere e quali affermazioni invece sono impossibili.

Intervistatrice: Fino ad oggi, a livello di complotti e comportamenti, quali voi avete negato e quali avete accettato?

Simone Angioni: Allora, ad esempio di quelli accettati sono quelli sostanzialmente riconosciuti dalla storia e di cui, tra l’altro, non ci siamo nemmeno occupati che sono ad  esempio: Ustica è un avvenimento storico che è innegabile, anche le Brigate Rosse, il periodo della strategia della tensione, insomma sono questioni storiche di cui che noi non ci occupiamo.

Quelle, invece, che neghiamo o comunque studiamo sono ad esempio le cospirazioni attorno all’11 settembre e le cospirazioni sulle scie chimiche, in particolare. Di queste due cospirazioni, soprattutto sulla prima, è già stato detto molto anche perché dalle affermazioni iniziali poi si è passati a divagare su un sacco di teorie che comprendevano ad esempio anche molto gli UFO che avrebbero attaccato le Torri Gemelle. Insomma, quando si va sulla strada del complottismo è facile divagare.

Intervistatrice: Ecco io mi fermerei e non metterei per nulla vicino gli UFO e l’attacco alle Torri Gemelle con le scie chimiche. Credo che siano due cose completamente diverse.

Simone Angioni: Ovviamente.

Intervistatrice: Tornando invece al discorso del complotto, abbiamo visto Putin e alcuni avvelenamenti, abbiamo visto poi quelli che possono essere per esempio i grandi assassini di Jhon Fitzgerald e Robert Kennedy, il presunto tra poco omicidio di Barak Obama. Questo lo ha detto anche la Rai dopo che noi lo abbiamo detto due mesi fa perché non è naturalmente il personaggio che deve diventare naturalmente il presidente degli Stati Uniti oggi. Tutte queste cose, credo che da chi fa un mestiere anche di analisi (corsi e ricorsi, diceva qualcuno) si possono anche vedere. Il problema è capire quando uno ha un’intuizione, l’ambiente che c’è attorno che sia scettico è importante ma che non ci sia l’irrisione.

Simone Angioni: Certamente.

Intervistatrice: Quando quattordici-tredici anni fa, per esempio, questa emittente si occupò per la prima volta di uranio impoverito perché aveva capito determinate cose, le risposte furono: “Bisogna sapere fare informazione e chi non lo sa fare vada a casa a lavare i piatti.”. Oggi, a distanza di quattordici anni, ripeto a quella persona che mi fece quel discorso che probabilmente i piatti deve andarli a lavare lui, invece di fare il lavoro che faceva all’interno di una struttura militare.

Sul discorso “scie chimiche”, lei ha sentito delle interviste che abbiamo fatto. Il nostro lavoro è iniziato dieci anni fa osservando il cielo. L’osservazione non era data a livello, così come può darmi lei, chimico ma a livello di persone che guardano il cielo. Io ho notato che molte poche persone guardano in alto, perché poi quando gli dici: “Hai visto quella cosa?”, loro dicono: “Ma lo sai che io non guardo mai in alto?”. Quindi l’osservazione cos’era? Mentre quando tu sei bimbo, guardi gli aerei e vedi che buttano quel fumetto dietro e questo dura pochissimo. Io abito all’ultimo piano e questa è la mia fortuna, un giorno guardavo queste scie che uscivano da questi e dicevo “Guarda che bei disegni che ci sono”. Queste scie non andavano mai via e si ingrossavano sempre di più. Ecco, da questa osservazione, che può essere un’osservazione che può essere come un pendolo che oscilla o altro, io ho fatto due ragionamenti e mi sono chiesta: “Perché?”, “A chi giova questa cosa?”, “Perché improvvisamente?”.

Poi naturalmente ho pensato ai nostri vecchi contadini che sparavano i razzi nelle nuvole per far andare via il temporale o la grandine. Mia nonna faceva così. Poi ho pensato, sono andata ancora indietro, al Medioevo quando si buttavano i cadaveri nella città o che si era assediata o perché c’era la peste. Questo lo facevano soprattutto i turchi.

Poi ho fatto un po’ di ricerche. Ho trovato degli scienziati, in Canada per esempio, che mi hanno dato molte dritte. Ho visto HAARP, ho visto questo scienziato canadese, tra l’altro è salito anche su degli aerei, eccetera.

E ci sono state queste situazioni in cui si diceva: quando queste scie arrivano cambia il tempo, si copre un certo tipo di terreno, in molti posti si crea una eccessiva siccità e su altri un’eccessiva temporalità.

Ho letto dei documenti dalla Russia e dalla Cina. Sappiamo ad esempio che, per fare la festa di San Pietroburgo, Putin ha sparato in aria delle sostanze che hanno liberato completamente il cielo dalle nuvole.

Simone Angioni: lo hanno detto anche al TG1. Lo faranno anche in Cina per le olimpiadi.

Intervistatrice: Quindi non è che stiamo parliamo di cose che non si possono fare.

Simone Angioni: No. Si tratta di parlare di cosa è reale e di cosa, in realtà, è inventato. Perché ogni leggenda metropolitana ha un fondo di verità e poi di una serie di cose inventate che non esistono.

Intervistatrice: Quindi lei dice che le scie chimiche sono leggende metropolitane?

Simone Angioni: Le scie chimiche si, sono leggende metropolitane. Nel senso che: il controllo, non climatico come viene spesso detto, ma il controllo del tempo meteorologico è una cosa possibile (sono anni che si studiano tecniche per controllare il tempo) e non è una cosa particolarmente stupefacente, oggi come oggi, e non è nemmeno segreta. Nel senso che l’hanno detto al TG1 che Putin ha spazzato le nuvole sopra Mosca; lo dicono tranquillamente al telegiornale, mi ricordo Raidue che l’ha detto, durante le olimpiadi la Cina utilizzerà questi razzi per evitare che piova..

Intervistatrice: Poi c'era anche il fatto che c'era questa ipotesi che chi aveva questi grandi centri di controllo meteorologici, sta valutando molto seriamente, lo sta già facendo a livello di sperimentazione, di creare una specie di protezione-cappa sopra il Pianeta per il discorso del buco dell'ozono, di cui non si parla più da quando si è cominciato a capire che quello era poi un falso obiettivo insomma, questo diciamolo anche a chi ci sta ascoltando, poi magari di questo parleremo un'altra volta sul famoso buco d'ozono, però appunto il fatto che io possa creare una calotta attorno, presuppone il fatto che ci siano gli strumenti.

Simone Angioni: Questo sicuramente, il problema è che anche su questo ho dei forti dubbi, nel senso che, come le dicevo prima, il controllo del tempo è possibile in piccola scala e con scarsi effetti, nel senso che, andando leggermente sul tecnico, il controllo del tempo si fa sostanzialmente così: si prende un aereo o dei razzi e si butta dell'azoto liquido o del ghiaccio secco che sono sostanze molto fredde, l'azoto liquido è a –196 °C sottozero, congelano le goccioline che sono in sospensione sulle nuvole e queste precipitano. Questo viene fatto con l'aiuto di ioduro d'argento, una piccola quantità di ioduro d'argento, questo è noto, lo ioduro d'argento non è tossico, non crea problemi, viene buttato in quantità piccolissime e soprattutto si riesce ad ottenere una pulizia dalle nuvole su piccolissima scala e con scarsi effetti, non si riesce ad eliminare totalmente un temporale, sostanzialmente quello che si riesce a fare è dissipare una nuvola prima che si trasformi in temporale.

Intervistatrice: E questo da quanto tempo lo stanno facendo?

Simone Angioni: I primi esperimenti sono dopo gli anni '50, viene utilizzato quotidianamente no però...

Intervistatrice: E come viene utilizzata questa cosa, come fanno questa situazione, prendono degli aerei li caricano di queste sostanze poi fanno l'aerosol?

Simone Angioni: Si, tra virgolette si, buttano queste sostanze che, ripeto, l'azoto liquido non è tossico…

Intervistatrice: A che altezze vanno questi aerei?

Simone Angioni: Appena sopra le nuvole temporalesche

Intervistatrice: Questi aerei sono disegnati nelle mappe dei voli?

Simone Angioni: Beh, sono aerei militari.

Intervistatrice: Quindi non sono disegnati sui voli normali?

Simone Angioni: Non sono disegnati sulle mappe dei voli di linea ovviamente.

Intervistatrice: Quindi noi non possiamo chiedere questi controlli?

Simone Angioni: Beh si, credo che si possano chiedere.

Intervistatrice: No, se sono militari no.

Simone Angioni: Beh dipende, Putin l'ha detto, nel senso, se uno lo chiede...

Intervistatrice: No, se io volessi chiederlo come italiana...

Simone Angioni: Che io sappia in Italia non è mai stata fatta una cosa del genere, a meno che non ci si riduca appunto ai razzi anti-grandine usati dai coltivatori, in questo senso...

Intervistatrice: Però sono operazioni che vengono fatte?

Simone Angioni: Si, il controllo del tempo locale viene fatto, ma d'altra parte io ho ascoltato anche l'intervista fatta da lei al Generale Mini, si parlava di possedere il tempo entro il 2025, anche in quel caso, il testo sostanzialmente basta leggerlo, e dice chiaramente che entro il 2025 si auspica, perchè la visione è comunque di fantasia, viene detto nell'introduzione che la visione presentata in questo testo è totalmente fantastica, e si propone semplicemente di dare uno dei possibili scenari futuri, in realtà lì ne inventano addirittura sei, con sei tipi di mondi paralleli, quindi insomma, è un po' un esercizio di fantasia, però comunque si dice che loro contano di poter avere il controllo del tempo meteorologico su piccola scala, cioè attorno ai 200 km^2., parliamoci chiaro, è sostanzialmente la distanza fra Venezia e Mestre, è questo il discorso, cioè se io voglio evitare un acquazzone su una città posso provarci, da qui a dire posso cambiare il clima di modo da provocare una siccità in un intere Paese e mettere in ginocchio l'economia di un Paese, non se ne parla, è questa la differenza..

Intervistatrice: Questa è una sua ipotesi, una sua certezza o una sua speranza?

Simone Angioni: No, questa è una certezza...

Intervistatrice: Mi dia la certezza perché uno non può farlo.

Simone Angioni: Allora, non è possibile farlo perché le quantità di sostanze dovrebbero essere enormi, oltre al fatto che l'atmosfera è qualcosa di immenso, quindi se uno volesse veramente togliere da una zona, da una superficie grossa come la Pianura Padana per intenderci, tutta quella quantità di acqua, dovrebbe usare veramente una quantità infinita di aerei, nel senso, ci vorrebbero migliaia di aerei che volano continuamente attorno tutto un Paese per giorni, poi comunque la modificazione non sarebbe mai permanente, sarebbe comunque temporanea, quindi io potrei ottener di ritardare o anticipare leggermente un temporale, ma non potrei spazzare via le nuvole, cioè, nel processo di inseminazione delle nuvole che è quella per far piovere, o comunque nel processo di cui le parlavo prima, quello per dissipare le nubi, non è che non piove, in realtà piove ma meno di quanto pioverebbe se ci fosse un temporale, sostanzialmente.

Intervistatrice: Si, lei sta dicendo, inseminare le nuvole e togliere le nuvole, però quello che noi a volte vediamo...voglio parlare proprio da persona che non vuole dare impressione di sapere molte cose, l'impressione che invece noi abbiamo è che molte volte queste scie si sviluppano, diventano sempre più forti, più grosse, e tolgono per esempio la visione dei raggi del sole. Io sto raccontando questa cosa perché molte volte parlando con la Coldiretti, agricoltori eccetera, i sospetti li hanno avuti anche loro, quindi io vado sul sicuro quando dice “io non riesco più a fare la produzione, perché è successo questo? Che non mi raccontino che sta cambiando il clima per motivi chissà cosa”. Anche questo, la copertura del cielo, che i raggi del sole non filtrino, che poi dicono per non far filtrare i raggi cattivi eccetera, c'è sempre una motivazione. Al di là che lei mi stia dicendo questo o quell'altro, io vorrei capire allora, che cosa esce da questi aerei quando io vedo che si formano queste grandi, cioè non la piccola scia che va via dopo 40 secondi, un minuto, ma che rimane lì per 4 ore, che cos'è?

Simone Angioni: Allora, per questo dobbiamo tornare un attimino indietro nel tempo. Allora, quando sono nati gli aerei, gli aerei erano prettamente militari, il volo civile è nato solamente in un secondo tempo, chiaramente uno dei primi problemi con cui si sono trovati a scontrarsi i militari che iniziavano a volare con questi aerei per azioni di guerra, quale era, era quello di sfuggire alla contraerea, per sfuggire alla contraerea bisognava alzarsi di quota di modo da poter evitare che fossero avvistati.

Il problema è che più questi si alzavano di quota, più dietro di loro compariva una scia visibilissima anche a chilometri di distanza, soprattutto da terra; questo avvisava i nemici che gli aerei stavano arrivando, stavano attaccando e quindi ci si poteva preparare con largo anticipo. Quindi lo studio di queste scie bianche è partito sostanzialmente dagli anni '20, ed è dagli anni '20 che si sa che gli aerei di qualunque tipo, compresi i primi caccia a pistoni della seconda Guerra Mondiale producono questa scia bianca, questa scia bianca è composta principalmente da acqua sostanzialmente, che è il prodotto di scarto della combustione dei combustibili fossili.

Intervistatrice: Ecco, perché alcuni si, alcuni no?

Simone Angioni: Allora, questo è il discorso principale, cosa succede all'acqua quando esce da un motore? Quando l'acqua esce da un motore ed è molto calda e si trova in un ambiente molto freddo, si raffredda molto velocemente, se la temperatura è sotto lo zero, l'acqua oltre a  condensare congela in piccoli aghetti di ghiaccio; questi aghetti rimangono in sospensione nell'atmosfera e a seconda delle condizioni possono essere persistenti o non persistenti, le scie di condensa non sono solamente quelle che durano poco, la persistenza non è indice della genuinità o meno della scia di condensa, la scia di condensa può durare tanto, può durare poco a seconda delle condizioni che ci sono in quota, se c'è un forte vento possono assumere forme molto particolari, infatti si vedono delle scie di condensa circolari.

Intervistatrice: Ecco, c'è un'altra cosa che volevo chiedere, lei giustamente mi dice ci sono queste situazioni, però mi spiega perché, secondo lei naturalmente, c'è un aereo che parte, fa una scia lunga poi si gira, torna indietro, poi si rigira, torna indietro, fa un giro, cioè, non ha nient'altro da fare quel pilota?

Simone Angioni: Beh, io fino ad oggi non ho mai visto un video che mi mostrasse un aereo che fa il suo percorso poi a un certo punto fa un giro ad  U, torna indietro come se stesse in realtà passando sopra a una città, io non ho mai visto una cosa del genere, io le scie chimiche, le scie chimiche, le scie di condensa...

Intervistatrice: Credo che neanche abbia mai visto Dio, ma magari ci crede.

Simone Angioni: No, non ho mai visto Dio ed infatti non ci credo, ma questa è un'altra cosa.

Intervistatrice: Ci crede però magari, c'è anche chi ci crede.

Simone Angioni: C'è anche chi ci crede, ma io sono uno scienziato e mi devo attenere a quello che vedo, a quello che posso dimostrare insomma.

Intervistatrice: Un agnostico insomma.

Simone Angioni: Esatto, nel momento in cui mi si mostrerà una scia di condensa o scia chimica a seconda di chi la interpreta, una scia diciamo, che sopra una città va in una direzione poi l'aereo fa una virata a U, ripassa, poi fa un'altra virata a U ripassa eccetera, allora potrò iniziare ad interrogarmi su cosa sia in quel caso, ma fino ad adesso nemmeno, per dire, i fratelli Marcianò che sono tra virgolette “i guru delle scie chimiche in Italia”... 

Intervistatrice: Non solo, non solo, ci sono molti scienziati in tutto il mondo, molto saggi che si sono posti molte domande davanti a queste cose e hanno cercato di dare una risposta. In ogni modo io vorrei, tra l'altro, che i nostri ascoltatori che ci sentiranno, perché questa la mando in onda così come la stiamo facendo, non è nostra abitudine fare censure, vorrei che a questo punto ci dessero delle risposte, quindi lancio a chi vede queste cose magari di risponderci, quindi di creare anche un momento di analisi di quello che sta succedendo, perché ripeto, magari c'è un'intuizione di qualcuno che se supportata come dice lei da una critica giusta, un'approvazione, un'analisi, possiamo dire che in tanti riusciamo anche a capire chi sbaglia e chi dice le cose giuste, quindi io credo che nulla debba essere a priori messo in disparte. Sul problema delle scie chimiche io credo che ci siano molte situazioni che debbano essere prese in considerazione, perché anche Fermi ha inventato l'energia nucleare poi c'è chi ci ha fatto la bomba insomma, quindi diciamo che se si è partiti da una prima situazione positiva poi si arriva sempre che si trova il pazzo che sgancia su Nagasaki e Hiroshima, e tutto il resto.

Simone Angioni: Si, sul discorso generale sono d'accordo, il problema è che scientificamente bisogna analizzare ogni singola affermazione, non è che si può dire siccome Fermi ha inventato l'energia nucleare, cioè ha scoperto l'energia nucleare e poi qualcuno ci ha fatto la bomba atomica allora sicuramente anche  le scie chimiche esistono, c'è un passaggio logico che non è immediato.

Intervistatrice: No, nel senso che c'è sempre nel discorso del potere, nella ricerca del potere c'è sempre il lato positivo come ci sono anche i lati negativi, nel senso che sappiamo benissimo che il male vuole sempre vincere sul bene, quindi se io utilizzo una cosa a fin di bene posso utilizzarla anche a fin di male.


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sabato, 26 gennaio 2008

Alleanza per la monnezza

Fonte: Gruppo d'intervento giuridico o.n.l.u.s
articolo di Gianluca di Feo

 

 

La saga politica della monnezza campana.  Spese e sprechi.  Un interessante inchiesta de L'Espresso, con un solo appunto: in realtà qualche condanna c'è stata.

Gruppo d'Intervento Giuridico

 

da L'Espresso, 17 gennaio 2008

La grande alleanza rifiuti.     Da Forza Italia ai Ds. Passando anche per Udeur e An. Così il business della spazzatura ha coinvolto le forze politiche. Tra appalti milionari e posti di lavoro.   Gianluca Di Feo

 

Provate ad immaginare l'autista di un camion della spazzatura con un super-minimo di 1.500 euro in busta paga: sì, tutti i mesi l'extra garantito che gonfia lo stipendio, come si concede in genere ai top manager delle aziende private. Nell'esercito di netturbini che negli ultimi quindici anni è prosperato in Campania si può trovare persino il super-minimo che trasforma il dipendente comunale in un privilegiato di lusso, mentre tutto intorno lievitano montagne di rifiuti. È un episodio che non sorprende. La Commissione parlamentare d'inchiesta ritiene che per l'immondizia di ogni cittadino campano ogni anno si spendano 134,79 euro: di questi, ben 60 finiscono nelle paghe di spazzini e autisti. Moltiplicateli per 5.790.000 abitanti della Regione e avrete un'idea dello spreco: 350 milioni di euro ogni anno solo per mantenere chi dovrebbe fare pulizia, creando un enorme serbatoio di consenso sociale. Prosperato grazie all'interesse di camorra e partiti, i lanzichenecchi del sacco di Napoli.     Se si vuole tentare di capire l'emergenza perenne che domina la Campania dei cassonetti, bisogna immaginare un'enorme clessidra. In alto c'è il Commissariato di governo, che gestisce i megafondi per porre riparo alla situazione. In mezzo, come la strettoia, c'è la Fibe: l'azienda della famiglia Romiti che avrebbe dovuto trasformare i rifiuti in energia. Ma in realtà come la sabbia della clessidra i finanziamenti piovono soprattutto in basso, arricchendo gli enti locali riuniti nei consorzi che inghiottono fino a 600 milioni l'anno. Soldi che spariscono lì. E non è che quando la sabbia finisce, lo Stato capovolge la clessidra e costringe gli enti locali a trovare la soluzione. No. Finora dal 1994 si è andati avanti di crisi in crisi, per poi sotterrare montagne di scorie e di denaro. Quanto? Cifre astronomiche, che sfuggono a ogni contabilità: si parla di otto miliardi. Tutti sprecati. Perché ora Gianni De Gennaro dovrà ricominciare da zero. Un disastro. Per il quale finora nessuno ha pagato: nessuna condanna penale, civile o erariale. Nessuna responsabilità politica. Possibile che non ci siano colpevoli?

Sacchetti azzurri. Antonio Bassolino apre lo scaricabarile: tutti i governi, nazionali o campani, di destra o di sinistra hanno fallito. Ma se quasi tutti i partiti, a Roma o a Napoli, hanno trovato un modo per sfruttare la crisi, ci sono alcuni leader e alcune formazioni che difficilmente possono dirsi estranee. Per parole, opere e omissioni. E per riuscire ad arrivare a qualche conclusione conviene partire dal fondo della clessidra, da quella rete di consorzi comunali che raccolgono la spazzatura e gestiscono discariche, elargendo assunzioni e commesse. Un giacimento in cui Forza Italia ha pescato a man bassa. L'unico presidente di consorzio finito in manette è Giuseppe Valente, ex numero uno del partito a Mondragone, che ha dichiarato di avere assunto l'incarico su designazione del coordinatore regionale, l'onorevole Antonio Cosentino. I verbali della procura antimafia lo descrivono mentre crea appalti "tagliati su misura" in cambio di mazzette. E poi accompagna gli imprenditori ad incontrare boss al soggiorno obbligato per discutere la quota assegnata alla camorra. Ma al partito di Silvio Berlusconi facevano riferimento due protagonisti del business dei rifiuti, che si sono riciclati più in fretta delle ecoballe.

Il riciclato di Mastella. Il più pesante è Nicola Ferraro da Casal di Principe: tessera azzurra e parentele così ingombranti da fargli negare il certificato antimafia, con la sua azienda EcoCampania ha macinato per anni appalti in quei comuni casertani diventati il regno dei padrini casalesi. Un'inchiesta celebre, citata poi in libri e atti parlamentari, indicava una delle gare vinte dall'EcoCampania come modello del potere di controllo dei casalesi. Ma Ferraro non ha mai ricevuto contestazioni penali. Dopo una lite proprio con Valente ha stracciato la tessera di Forza Italia e ceduto ogni ruolo nell'azienda dei rifiuti. Per dedicarsi alla politica a tempo pieno. Clemente Mastella lo ha accolto a braccia aperte nell'Udeur, nominandolo segretario provinciale a Caserta: non è arrivato in Senato per pochi voti, ma si è insediato nel consiglio regionale dove presiede la commissione sicurezza. Al ministro poco importa di quel certificato antimafia negato e dei familiari condannati. "Lui ha sempre smentito", ha dichiarato il Guardasigilli a 'L'espresso': "Un conto è il dato provato. Un conto è che ti affibbiano delle cose di cui tu non sei responsabile".

La Quercia tra i rifiuti. Sotto il Campanile dell'Udeur negli ultimi mesi ha trovato rifugio un altro protagonista delle inchieste giudiziarie: Angelo Brancaccio, fino a un anno fa uomo forte dei ds nel casertano che ha cambiato partito dopo il recente arresto. Sindaco, consigliere regionale e candidato al Senato per la Quercia. Il suo slogan? 'La politica che fa. In Regione con Bassolino più forti'. È stato lui a offrire una tessera diessina ai nuovi signori dei rifiuti, i fratelli Orsi, gli imprenditori emergenti che avevano spodestato Ferraro. Anche gli Orsi originariamente militavano in Forza Italia, ma poi cambiano casacca per conservare gli affari. E nella sezione di Brancaccio una tessera rossa non si negava mai, nemmeno ai familiari dei latitanti. Un copione che in una Campania governata dal centrosinistra non è infrequente. I comuni 'rossi' sciolti per camorra sono almeno una decina. In tutta la regione dal '91 i municipi commissariati per infiltrazioni mafiose sono stati 59: lo scorso anno nel napoletano 83 amministrazioni su 92 erano 'monitorate' dalla prefettura. Perché è partendo dagli enti più piccoli che boss e politici si possono tuffare nella pancia della clessidra, lucrando su quella pioggia di milioni gettati nella monnezza. Lì l'unica raccolta differenziata è quella dei voti e delle mazzette: i primi vanno ai partiti, le seconde soprattutto ai padrini. Una torta così ricca che non conveniva litigare. Tanto che Brancaccio e uno dei leader di Forza Italia, Paolo Romano, propongono una gestione bipartisan: "I rifiuti sono di tutti, un patrimonio comune". Che altro dire?
Alleanza consortile. Alcuni avrebbero trasformato quel patrimonio in potere. Tra loro, secondo la procura antimafia di Napoli, un altro politico nazionale non estraneo all'oro delle discariche: Mario Landolfi, che ha fatto da spalla a Gianfranco Fini nel suo tour sdegnato tra la marea di sacchetti. I magistrati accusano l'ex ministro di An e presidente della Commissione di vigilanza Rai proprio di corruzione, contestandogli le manovre destinate a mantenere il controllo del comune di Mondragone e, tramite quello, di uno dei consorzi più ricchi. Il braccio destro di Landolfi è stato intercettato mentre chiedeva assunzioni di spazzini: "Quello vale cento voti!". Spiega ai giudici uno dei fratelli Orsi: "Circa il 70 per cento delle assunzioni erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico-elettorali, richieste da Landolfi, Valente e Cosentino". Ad ogni elezione, netturbini e autisti venivano mobilitati in sostegno del candidato di riferimento. Ma queste manovre, accusano i pm, servivano anche a garantire gli interessi della camorra. Che dal basso cercava di imporre i suoi uomini anche in alto, risalendo fino al vertice della clessidra. Insospettabili per trattare direttamente con la Fibe dei Romiti. O per arrivare addirittura nella stanza dei bottoni del Commissario per l'emergenza. È l'operazione che riesce ai fratelli Orsi. Prima passano dall'edilizia ai rifiuti. Poi puntano su un architetto, Claudio De Biasio. Dicono al telefono: "È uno dei nostri. Stiamo facendo di tutto perché venga nominato". E ci riescono. De Biasio si insedia al vertice sotto il prefetto Catenacci, a cui il premier Berlusconi affida la direzione dell'emergenza salvando Bassolino dal naufragio. Poi quando con Prodi arriva Guido Bertolaso, l'architetto viene promosso a numero due. Sta persino per diventare consulente della Commissione parlamentare quando interviene la magistratura che lo arresta proprio per le complicità nella gestione camorristica.
Toghe verdi. Ma il problema è doppio, anzi triplo. Perché la designazione di De Biasio come vice di Bertolaso è stata fatta da Alfonso Pecoraro Scanio. Il ministro dell'Ambiente viene in genere trascinato nel girone dell'immondizia solo per peccati di omissione, come il no alla discarica di Serre o il ritardo biblico per il nulla osta al termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa. Certo: anche il suo partito in alcuni comuni campani ha avuto crescite record di voti e tessere, ma nulla sembra chiamarlo in causa direttamente. Possibile che il barone verde si sia fatto trarre in inganno da quello che i pm antimafia considerano un ingranaggio chiave del sistema criminale? Ed ecco che spunta la terza faccia della questione. Perché nell'istruttoria viene inquisito il viceprefetto Raio, capo di gabinetto di Catenacci. E finisce sotto inchiesta un alto magistrato, un paladino della lotta ai crimini ambientali: il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie. Raio descrive gli uffici del Commissariato come un 'porto di mare', con i padroncini della monnezza che si sedevano direttamente sulle poltrone degli emissari di governo. Prefetti, magistrati. Insomma lo Stato. E poi i partiti e la camorra. I controllori, i controllati e i delinquenti. Manca nessuno? Le accuse penali restano tutte da provare. Anzi, nel caso del procuratore Ceglie sono già state archiviate dai magistrati di Roma. Che però rilevano come Ceglie avesse assunto un ruolo quasi da consulente del commissariato. E parlano di "accertata familiarità tra il Ceglie e altri soggetti coinvolti... elemento censurabile sotto altri profili ma non rilevante".

El Fibe de oro. Nulla di rilevante. Alla fine gli unici protagonisti sotto processo sono la Fibe e Bassolino. A più di sette anni dalla concessione, che ha affidato tutta la questione campana all'azienda del gruppo Impregilo, allora nelle mani della famiglia Romiti, i risultati sono desolanti. Gli impianti che devono trasformare la spazzatura in combustibile ecologico non hanno mai funzionato. Da mesi - sostiene la Commissione parlamentare - non si riesce nemmeno a fare la manutenzione ordinaria. Ora l'unica strada pare la chiusura, nella speranza di inventare un modo per renderli capaci di funzionare. Il completamento del termovalorizzatore di Acerra slitta di anno in anno: ma senza vero combustibile, rischia solo di diventare un colossale inceneritore con veleni difficili da domare. L'altra centrale, quella di Santa Maria La Fossa, forse non nascerà mai. Lo spreco? Settecento milioni. Il Commissario ha fatto una sua causa civile: vuole un miliardo per il danno di immagine. Impregilo replica: è tutta colpa dei governi e pretende 1.700 milioni dallo Stato. La causa è del 2005: la prima udienza ci sarà il 23 maggio. Chissà se per quella data le strade della Campania saranno tornate pulite.

Emergenza in cifre.


*   360.000 le tonnellate di rifiuti in Campania al 15 gennaio, tra spazzatura nelle strade ed ecoballe non smaltite.

*  7.500 le tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno in Campania (4.200 solo a Napoli).
* 4 discariche da attivare.
* 3 i siti forniti dall'esercito.
*  88.500 le tonnellate di rifiuti da trasferire in altre regioni (Sicilia 1.500, Toscana 4.000, Abruzzo 15.000, Emilia Romagna 5.000, Piemonte 5.000, Sardegna 5.000, Marche 3.000, Puglia 50.000).
*   4.900 le tonnellate di rifiuti trasferiti ogni settimana con 25 treni in Germania (finora erano 12 convogli per circa 2.500 tonnellate).
* 170-220 euro a tonnellata il costo dello smaltimento rifiuti in Germania.
*  290 euro a tonnellata il costo per trasformare i rifiuti in ecoballe e custodirle in Campania.
*   100 euro a tonnellata circa il costo dello smaltimento dei rifiuti in discarica nelle altre regioni.

(foto da www.ansa.it)


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giovedì, 10 gennaio 2008

Ecoballe e cancrovalorizzatori

Fonte: luogocomune.net

Il 2008 è iniziato come peggio non sarebbe stato possibile, non solo per i cittadini di Napoli fatti oggetto di ogni sorta di angheria, ma anche per tutti gli altri italiani trattati come decerebrati da politici e disinformatori di professione che in queste ultime settimane stanno offrendo il meglio del proprio repertorio costituito da decisioni prive di ogni logica e cattiva informazione dispensata a piene mani senza alcun ritegno.

Curiosamente i cittadini che vivono nel napoletano sono assurti all’onore delle cronache di stampa e TV solamente quando, ormai esasperati oltre ogni limite, hanno deciso di scendere in strada per impedire la riapertura dell’ennesima discarica fra le tante che da decenni li stanno costringendo a frequentare in massa gli ormai strapieni reparti di oncologia degli ospedali della propria città.

L’informazione “che conta” ha deciso di farli emergere dallo stato ectoplasmatico nel quale erano da sempre relegati, solamente per stigmatizzarli come facinorosi, violenti, piromani, contestatori, teppisti, nemici dello Stato ed amici della camorra, per il solo fatto di avere osato opporsi ad una decisione imposta dal governo e da una sequela di autorità in gran parte commissariate o in fase di commissariamento. Quella stessa informazione “che conta” dormiva sonni tranquilli fatti di fogli intonsi e completa inanità quando nel 2004 autorevoli riviste internazionali quali Lancet Oncology e Newsweek si occupavano dei cittadini che vivono nel napoletano pubblicando ottime inchieste nelle quali si metteva in evidenza come il gran numero di discariche legali ed illegali fosse la causa principale della vera e propria epidemia di affezioni a carattere tumorale che ammorba pesantemente quella zona della Campania ormai tristemente nota come “triangolo della morte”.

La disastrosa situazione rifiuti di Napoli della quale la classe politica è prima responsabile insieme ad imprenditori senza scrupoli, viene presentata all’opinione pubblica come una conseguenza “dell’egoismo” dei cittadini partenopei e delle mire di una fantomatica camorra tanto impalpabile quanto utile per scusare ogni genere di nefandezza. E’ stata la politica (e non la camorra, a meno che la politica in essa si riconosca) a decidere come gestire la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nel napoletano durante gli ultimi anni. Così come è stata la politica a consegnare tale gestione e smaltimento nelle mani delle fallimentari Fibe s.p.a. e Fibe Campania s.p.a. Così come sono state Fibe s.p.a e Fibe Campania s.p.a. società del gruppo Impregilo (e non la camorra, a meno che Impregilo in essa si riconosca) a condurre tale gestione e smaltimento in maniera disastrosa creando i presupposti per la situazione grottesca che è stata esacerbata ad arte nelle ultime settimane.

I cittadini di Pianura, come tutti gli altri che in questi giorni stanno scendendo in strada per difendere la propria salute ed il proprio futuro, hanno dovuto subire tanto la tracotanza della camorra che li avvelenava giorno per giorno con le discariche illegali, quanto quella della politica e delle imprese beneficiarie degli appalti che facevano altrettanto con le discariche spesso a torto considerate “legali”. Oggi come se non bastasse questi stessi cittadini, secondo un vecchio copione che per molti versi ricorda il calvario dei NO TAV in Val di Susa nell’inverno 2005, sono additati dall’informazione come violenti e facinorosi e bastonati da quella polizia alla quale manca perfino la benzina qualora si tratti d’inseguire i delinquenti ma non difettano uomini e mezzi quando l’obiettivo è la testa degli onesti cittadini.

Qualunque governo in possesso di una sia pur minima dignità avrebbe reagito a questa situazione imponendo in primo luogo le dimissioni di coloro che ne erano maggiormente responsabili, ad iniziare da quel Bassolino il cui “smaltimento” sembra essere assai più problematico di quello dei rifiuti. La logica avrebbe poi voluto che si riorganizzasse completamente la gestione dei rifiuti in Campania, partendo dalla costruzione di un’efficiente raccolta differenziata, magari cogliendo l’occasione per costruire un circolo virtuoso dei rifiuti che in Italia ad oggi esiste solo in poche e circoscritte realtà.

Romano Prodi ed il suo governo in tutta evidenza non hanno alcuna familiarità né con la dignità né tanto meno con la logica e le prime scelte messe in essere lo dimostrano senza dare adito a dubbi.
Gianni De Gennaro, uomo con molte responsabilità riguardo alle violenze gratuite al G8 di Genova, promosso Supercommissario per l’emergenza rifiuti, quasi si trattasse di reprimere nel sangue ogni protesta dei cittadini. L’esercito chiamato in causa accanto alle forze dell’ordine per combattere la battaglia contro i rifiuti (è proprio vero il vecchio adagio secondo il quale quando uno ha in testa un martello continua a vedere ogni cosa sotto forma di chiodo) quasi si trattasse di soldati nemici.
La costruzione di ben tre cancrovalorizzatori che anziché avvelenare i cittadini attraverso il percolato, diffonderanno le sostanze cancerogene in quantità ben maggiore sotto forma di diossina, polveri sottili, furani, idrocarburi policiclici ed altre sostanze ad alta patogenicità.

Proprio intorno al progetto dei nuovi megainceneritori sembra chiudersi il cerchio di tutta questa triste vicenda, a tal punto che l’emergenza rifiuti di Napoli è stata occasione per tanta “buona” stampa e TV di prodursi in articoli e servizi privi di qualunque fondamento scientifico che hanno vantato le mirabolanti virtù di codesti impianti, presentandoli come innovativi e puliti. La lobby dell’incenerimento, in Italia floridissima, coinvolgendo buona parte delle ex municipalizzate alcune delle quali ormai quotate in borsa, e facente capo all’illuminato Ministro Bersani ha colto al volo l’occasione, o creato l’occasione per poi coglierla al volo, e si sta producendo in una campagna mediatica senza eguali volta a qualificare i costosissimi e pericolosissimi cancrovalorizzatori come la soluzione ultima al problema dei rifiuti.

Giornali e TV hanno però dimenticato di dire che la pratica dell’incenerimento dei rifiuti non contiene nulla d’innovativo, come dimostrato dal fatto che mentre l’Italia sta spendendo tutte le proprie energie nella costruzione di questi impianti, nel resto dei paesi cosiddetti sviluppati l’incenerimento trova sempre meno consensi, al punto che perfino gli Stati Uniti ed il Giappone (le nazioni in passato più propense ad incenerire i rifiuti) da anni non stanno più costruendo nuovi inceneritori ed hanno iniziato a demolire quelli vecchi.

Così come hanno scordato di rendere pubblico che la pratica dell’incenerimento dei rifiuti, contrariamente a quanto spesso affermato da parte di esperti direttamente o indirettamente a libro paga dei grandi gruppi industriali o della pubblica amministrazione, non rappresenta un metodo di smaltimento migliorativo rispetto alla discarica. Al contrario, come sottolineato anche nel rapporto dell’Associazione Medici Per l’ambiente ISDE Italia l’incenerimento si dimostra fra tutte le tecnologie di trattamento dei rifiuti, in assoluto la meno rispettosa dell’ambiente e della salute. Questo poiché la combustione trasforma anche i rifiuti relativamente innocui quali imballaggi e scarti di cibo, in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, nanopolveri, ceneri volatili e ceneri residue.

Così come hanno evitato accuratamente di ricordare che oltre a dimostrarsi una calamità dal punto di vista sanitario, come tanti studi stanno a dimostrare, i megainceneritori si rivelano fallimentari anche sotto l’aspetto economico, al punto che se non usufruissero in maniera fraudolenta degli incentivi statali cip6, in quanto impropriamente equiparati per legge alle fonti energetiche rinnovabili, la loro esistenza non avrebbe economicamente alcun senso. Così come non hanno informato i cittadini riguardo al fatto che la costruzione di un megainceneritore, oltre ad avvelenare l’aria ed i suoli elimina ogni prospettiva futura di gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti in quanto annienta la raccolta differenziata che priverebbe l’impianto degli elementi come la plastica, il legno, la carta ed il cartone che più gli sono necessari per produrre le alte temperature alle quali opera.

Ecoballe, cancrovalorizzatori, polizia, esercito e perfino un Supercommissario preceduto dalla propria fama, gli elementi ci sono tutti per rendere il futuro, se possibile, ancora più grottesco del presente, ma fortunatamente l’ostinazione dei cittadini di Pianura lascia intuire come, smentendo una tristemente nota affermazione di Romano Prodi, gli italiani nutrano sempre più l’ambizione di essere migliori della classe politica che li governa con questi risultati.

Marco Cedolin


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venerdì, 07 dicembre 2007

Scie chimiche in TV americana

Servizio trasmesso dalla KSLA, una tv locale americana, nel novembre 2007.

"La strana sostanza trovata da un uomo del Southwest Arkansas può far parte di test governativi?"




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martedì, 27 novembre 2007

Torino Film Festival: Biùtiful cauntri

Presentato alla venticinquesima edizione del Torino Film Festival nella categoria "Italian.doc", Biùtiful Cauntri è un film assolutamente da vedere.

In Campania, si sa, c'è il problema dell'emergenza rifiuti. Ma quanto è grave questa situazione? Quali sono i disagi e le problematiche che causa? Chi vuole la vuole e perché?

I protagonosti del documentario non sono attori ma cittadini comuni. Esprimono il loro stato d'animo davanti ad una telecamera resa invisibile da una regia discreta ma sempre presente, una telecamera che li ha seguiti per oltre un anno durante la loro lotta contro le discariche busive e contro una situazione che ha raggiunto livelli insostenibili.

Il documentario inizia con Raffaele Del Giudice che si dirige con la sua auto verso una discarica "a norma di sicurezza", a poche centinaia di metri dalla quale ci sono, in mezzo ai cespugli, scarichi abusivi di materiale tra cui amianto. Da qui, comincia la storia di Acerra, della Montefibre, dei contadini, delle implicazioni politiche, delle pecore alla diossina e delle bufale avvelenate dai rifiuti tossici, una storia raccontata attraverso le parole degli abitanti del luogo. Una storia che si conclude in numeri rappresentanti gli anni di false promesse e i soldi investiti in strutture mai costruite.

Biùtiful cauntri è un documentario in grado di trasmettere tutta la rabbia e l'angoscia degli abitanti, ben consapevoli degli interessi politici ed economici che si celano dietro la loro condizione di vita che causa numerosi casi di tumori e di morti. Trattare una tematica così seria e allo stesso tempo riuscire a far sorridere non è semplice, ma Biùtiful cauntri c'è riuscito perfettamente. Per oltre un'ora, il pubblico in sala è stato rapito dallo schermo, senza mai distrarsi o annoiarsi, alternando momenti di sbigottimento con momenti paradossalmente divertenti.

Il mio personale auspicio è che questo film raggiunga più persone possibili, che entri a far parte della grande distribuzione cinematografica, che venga trasmesso dalla TV e che venga divulgato nelle scuole.

 
Il promo:


 
La descrizione da
www.torinofilmfest.org :

La violenza sotterranea ed invisibile delle ecomafie raccontata come in un reportage di guerra. Voci ed immagini da una terra violata, consumata dall'alleanza fra un nord ''operoso" e senza scrupoli e le nuove forme della criminalita' organizzata, raccontata con immagini inedite del traffico illecito dei rifiuti e per la prima volta sullo schermo intercettazione telefoniche che svelano l'arroganza, la violenza ed il cinismo degli ecocriminali.

2007, Italia
DVcam, 73', col.

regia/director Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio
soggetto, sceneggiatura/story, screenplay Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio Giuseppe Ruggiero
fotografia/director of photography Alessandro Abate
montaggio/film editor Esmeralda Calabria
musica/music Paranza Vibes (Valerio Camporini Faggioni, Guido Zen)
suono/sound Daniele Maraniello
produttore/producer Lionello Cerri
produzione/production Lumière & Co.

Alcuni allevatori vedono morire le loro pecore a causa della diossina, un educatore lotta contro i crimini ambientali e i contadini coltivano terre inquinate dalla vicinanza delle discariche: sono alcune delle storie che denunciano e testimoniano il massacro della Campania, una delle regioni italiane con il maggior numero di discariche abusive. Sullo sfondo, una camorra imprenditrice che usa camion e pale meccaniche al posto delle pistole. Un magistrato parla di camorra dai colletti bianchi, d’imprenditoria deviata e d’istituzioni colluse, svelando i meccanismi di un’attività violenta che, nel tempo, provoca più morti di qualsiasi altro fenomeno criminale.

«Ci siamo chiesti come sia possibile che, nel 2007, in Italia, si possa vivere così... Il problema dei rifiuti investe meccanismi ampi e complessi che riguardano la politica, l’economia, la criminalità, la salute pubblica e che interessano non solo la Campania, ma l’intero Paese. Noi, in qualche modo, abbiamo cercato di raccontarlo, partendo da Acerra, Qualiano, Giugliano, Villaricca, comuni a venticinque chilometri da Napoli»

La scheda completa: http://www.kinoweb.it/in_uscita/biutiful_cauntri/scheda.htm


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martedì, 30 ottobre 2007

Esperimenti Biologici su Aree Pubbliche


Esperimenti di guerra biologica su area pubblica nel Regno Unito, 1949-1975

Anche se molti di voi possono essere a conoscenza del fatto che il centro di ricerca di guerra chimica e biologica di Porton Down ha ammesso negli ultimi anni lo svolgimento di alcuni esperimenti di guerra biologica (BW) in settori pubblici nel Regno Unito, la reale entità di questo tipo di ricerca può risultare sorprendente.

Per scoprire perchè Porton Down trasformi il Regno Unito in un gigantesco laboratorio per i loro esperimenti, dobbiamo tornare indietro al 1949, esaminando attentamente cosa stavano facendo gli scienziati nella zona di Meadow Road a Salisbury, la città più vicina al loro centro di ricerca.

Esperimenti a Salisbury, 1949-1953

Gli scopi degli esperimenti di Salisbury, variano a seconda della prospettiva pubblica. Le autorità cittadine hanno così informato i residenti:

"Le autorità comunali, con la conoscenza dell' Home Office, hanno dato il permesso per l'inizio dei test e la loro collaborazione, insieme a quella della Polizia e degli abitanti della zona, è stato data pienamente."

Questa "piena cooperazione" derivava dal fatto che Porton comunicò agli abitanti della zona che le prove consistevano nello studio dell'inquinamento dell'aria. I cittadini hanno collaborato, e, quando richiesto, hanno dato prontamente il permesso di sistemare attrezzature per il prelievo di campioni su proprietà privata, anche se, in generale, i punti di campionamento sono stati predisposti per essere posizionati nelle strade o nei vicoli che conducono agli ingressi secondari dei giardini privati.

"Lo studio dell'inquinamento atmosferico", ed "indagini atmosferiche meteorologiche", sono due delle principali coperture promosse da Porton Down ogni volta che hanno voluto condurre ricerche clandestine in aree pubbliche. Come ha dichiarato in seguito lo storico Ufficiale di Porton, G. B. Carter, quando discusse degli esperimenti in zone pubbliche:

Come negli esperimenti FP, una storia di copertura di indagini atmosferiche e sull'inquinamento è stata prontamente prodotta per bloccare i curiosi. Naturalmente entrambi gli aspetti non sono errati.”


Il vero scopo di questi studi si può trovare nella prima pagina della relazione scientifica di Porton, che descrive nei dettagli i risultati degli esperimenti:

"La scoperta di agenti di efficacia considerevolmente maggiore, ha messo in evidenza ancora una volta l'esigenza di comprendere la propagazione dei gas in un centro abitato.

Vi è stato un cambiamento di punto di vista, non siamo più interessati alla concentrazione di gas nelle immediate vicinanze dello scoppio della bomba, ma siamo interessati alla copertura generale della zona con particolari dosaggi in base alla carica della bomba. Tali dati sarebbero di uso diretto nella stima delle spese d'armamento in casi di attacco con gas su una città."

Quindi, gli scienziati di Porton Down hanno effettuato test a Salisbury al fine di indagare che quantità dei nuovi gas nervini scoperti sarebbe necessaria per coprire una città o un intero paese.

Invece di attacchi di gas concentrati su obiettivi militari, gli scienziati stanno ora esaminando la possibilità di “gassare” intere città. Ciò è rafforzato dagli elementi di prova presentati alla National Academy of Science a metà degli anni 1990 da US Army, come background storico del programma di guerra biologica degli Stati Uniti. Essi mostrano che gli esperimenti di Salisbury sono stati il primo di tre metodi utilizzati per stimare l'impiego di munizioni BW (Biological Warfare) per un attacco contro una città.

"Erano disponibili tre approcci al problema della stima di munizioni per l'uso strategico di agenti BW contro bersagli cittadini.

Il primo, che è stato esaminato dai britannici, usa gli studi nella galleria del vento su modelli di città e di un piccolo numero di test all'interno della città stessa (Aanensen 1951). Importanti risultati sono stati ottenuti... "

Questi studi si svolsero dal dicembre 1949 al 1953, nei quali gli scienziati di Porton esaminarono molti aspetti di un attacco ad una città con agenti chimico-biologici. Con l'assistenza dei pompieri della contea di Wiltshire, sono state misurate le differenze di temperatura a 100 ft. montando attrezzature di controllo sulla loro scala estensibile.

La procedura è stata relativamente semplice, gli scienziati hanno utilizzato generatori di fumo (detonatori chimici) come singola fonte (utilizzati per simulare agenti nervini); tale fumo è stato trasportato dal vento in tutta la zona di Gas Lane, Meadow Road. Dispositivi di controllo dell'aria sono stati posizionati sottovento alla sorgente, che ha campionato un periodo di tempo. I risultati di questo campionamento sono stati analizzati e sono state prodotte tabelle sinottiche (vedi sotto), che hanno mostrato le varie concentrazioni di fumo in tutta l'area interessata. L'agente nervino simulante utilizzato in questi studi era salicyladazine, un fumo fluorescente. Gli scienziati di Porton hanno considerato che tale sostanza aveva un odore simile a quello del curry, mentre i residenti pensarono all'aroma del sugo!



La figura sopra mostra la tabella sinottica prodotta dai risultati del campionamento della prima prova, che si è svolta il 19 dicembre 1949. Il confronto con la fotografia aerea mostra la posizione dei generatori di fumo (contrassegnati in giallo nella foto aerea).

È interessante notare che nel corso di alcune delle prime serie di test di Salisbury, il campionamento è stato condotto all'altezza delle camere da letto, 20 ft., altezza giustificata dal fatto che le misurazioni erano necessarie per stimare la dose ricevuta da un qualsiasi residente nella città durante il sonno, evidenza di pianificazione per un attacco di sorpresa notte-tempo.

Durante dicembre 1949 - aprile 1950, sono stati condotti 10 studi. Le prove sono proseguite durante il 1952-1953, quando sono stati eseguiti altri 12 studi, alcuni eseguiti di notte.

Secondo lo storico di Porton, Carter G.B., lo scienziato incaricato di questi studi, C.J.M. Aanensen, scrisse nel 1952 un memorandum top-secret dal titolo "Nota sulla possibilità di propagazione di agenti chimico-biologici in tutto il Regno Unito". Sembra che i risultati della sperimentazione di Salisbury abbiano indicato che è possibile un nuovo metodo di conduzione di guerra chimica e biologica. Questo nuovo metodo consiterebbe nel produrre bombe chimiche e biologiche, e l'impiego di molteplici aeromobili necessari per sganciarle, ridondante.

Era l'alba di una nuova era di sperimentazione su area pubblica.

Nel 1952, la Sezione Meteorologica di Porton, rilasciò un documento top-secret in cui asseriva che esistevano condizioni possibilmente verificabili nel Regno Unito, "in cui un nemico rilasciando sostanze tossiche in quantità moderata lungo un fonte estesa, potrebbe coprire aree nell'ordine di migliaia di miglia quadrate con dosaggi efficaci". Questa relazione si riferisce ai test effettuati negli Stati Uniti sotto il nome in codice "Stanford Project". In altre parole, il progetto di Stanford ha condotto con successo attacchi simulati su vaste zone degli Stati Uniti utilizzando un "simulante" di un agente tossico.

Nel 1952, nessun agente chimico di sufficiente natura tossica era disponibile per essere utilizzato in un attacco. Nel 1953, l'attenzione di Porton si era allontanata dall'idea di un attacco con agenti chimici; l'attenzione venne rivolta all'applicazione dellla nuova tecnica nel campo della guerra biologica. Attacchi biologici vennero pianificati con il rilascio da parte di massiccie flotte di aeromobili di bombe a grappolo ( bomba RED ADMIRAL) contro la città. La nuova tecnica offriva la contaminazione di grandi quantità di territori nemici con quantità minime di aeromobili e nessuna necessità di costosi sviluppi d'armamento, di produzione e di programmi di stoccaggio. Aerei cisterna modificati potevano essere muniti di serbatoi in acciaio inossidabile e di semplici dispositivi d'irrorazione di aerosol.

Ciò che era necessario erano informazioni sulla circolazione dei “pacchi” d'aria vicino al suolo. Per fare questo il CDEE (Chemical Defence Experimental Establishment) di Porton Down ha avviato la più grande serie di esperimenti su spazio pubblico mai condotta nel Regno Unito.

Al fine di svolgere questi nuovi e più diffusi esperimenti, il CDEE di Porton aveva bisogno di un tracciante in grado di monitorare le quantità d'aria. Fu deciso di utilizzare lo stesso composto chimico utilizzato negli esperimenti biologici americani, solfuro di zinco-cadmio.

Il solfuro di zinco-cadmio è un composto finissimo (le particelle misurano all'incirca 1-5 micron, la stessa dimensione degli agenti biologici), di caratteristico colore giallo e fluorescente quando illuminato da luce ultravioletta. Queste procedure seguirono un modello simile, una fonte irrora grandi quantità di solfuro di zinco-cadmio che viene trasportato dal vento sul territorio. Varie stazioni di campionamento vennero istituite sottovento alla sorgente, nel tentativo di raccogliere le particelle presenti nell'aria. Questi campioni sono stati esaminati sotto luce ultravioletta ed è stato contata la quantità di particelle. Il conteggio è stato un lavoro molto intenso e una procedura soggettiva è stata aperta per errore.

Dal 1957 CDEE utilizzò regolarmente tale solfuro, e l'attenzione si rivolse nel testare la teoria delle grandi aree di copertura. Questa teoria ha proposto che un'unica fonte di diffusione di un agente biologico lungo la costa del Regno Unito, potrebbe contaminare un'area di 10.000 miglia quadrate. Nei seguenti 4 anni questa teoria venne testata da irrorazioni da aerei e navi lungo la costa del Regno Unito.







 

 

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Come si può vedere nelle mappe dei test qui sopra, non tutti gli esperimenti andarono come previsto. Nell'agosto 1959 un velivolo volò lungo una traccia al largo della costa del Regno Unito, da Cromer a Swanage irrorando solfuro di zinco-cadmio. Per qualche ragione il sud Dorset ricevette un'enorme dosaggio del simulante. Al centro della contea, Dorchester, un team di campionamento d'aria di Porton raccolse 4315 particelle di ZnCds, la vera cifra potrebbe essere stata superiore di quella registrata nella relazione scientifica poichè il campionamento d'aria a Dorchester venne interrotto prima del totale passaggio della nube.

Dagli inizi del 1960 i dati del LAC (Large Area Coverage) vennero analizzati, ed i risultati inorridirono i capi militari del Regno Unito. Gli esperimenti dimostrarono che il Regno Unito poteva essere contaminato con agenti biologici da uno o due aeromobili in volo al largo della costa. Se un agente biologico venisse irrorato, gli scienziati del governo stimarono che circa 38.000.000 persone avrebbero potuto essere infettate in un unico attacco.

Al fine di approfondire ulteriormente attacchi su una città, venne deciso di condurre esperimenti con solfuro di zinco-cadmio su una città inglese. Almeno due di questi "attacchi" vennero effettuati durante il mese di agosto 1960 sulla città di Salisbury, nel Wiltshire. Un aereo volò in un arco di 100 miglia, 40 miglia controvento su Salisbury, irrorando solfuro di zinco-cadmio ad un tasso di 1 libbra per miglio. Una rete di stazioni di campionamento in città e zone rurali vennero approntate dal personale CDEE di Porton al fine di raccogliere un campione rappresentativo di particelle presenti nell'aria.

Secondo le descrizioni del “Porton Trials Programme”:

"Le emissioni possono essere effettuate in tarda serata o nelle prime ore del mattino a seconda delle condizioni meteorologiche; su questo aspetto (propagazione notturna o fumigazione mattutina), c'è un grande interesse".

I risultati di questi studi non giunsero a conclusione, così nel 1963 Porton decise di condurre una nuova serie di prove in una città diversa, Norwich. Il primo esperimento venne effettuato nel 1963, come riportato nel “Porton Field Trial Report N. 610”. Porton deve ancora pubblicare i risultati degli studi degli altri esperimenti a Norwich nel 1963. Questo può essere un esempio della normale procedura di Porton di non riportare i fallimenti delle prove. È noto che altri esperimenti vennero programmati per il 1964, “Porton Programme 2/64” mostra in dettaglio come questi studi vennero condotti. E' anche dimostrato che la Polizia di Norwich si impegnò molto nel sostegno del CDEE di Porton nello svolgimento delle prove. Funzionari di Polizia agirono come operatori di campionamento d'aria, indicando luoghi di campionamento e offrendo l'uso della loro sede come principale punto di controllo.

Come nei precedenti test di Salisbury, i risultati di Norwich furono inconcludenti. A quanto si sa, le irrorazioni del 1964 a Norwich furono le ultime della serie su spazio pubblico. Si è ritenuto che l'uso di solfuro di zinco-cadmio nel settore pubblico avesse seguito il suo corso.

Porton si concentrò nell'utilizzo di batteri viventi in esperimenti nel settore pubblico, per i seguenti 12 anni il sud dell'Inghilterra, Dorset in particolare, sarebbe diventato il nuovo laboratorio all'aperto.


Penetrazione di Aerosol in zone edificate di notte – Esperimenti di guerra biologica su Norwich

Test del Ministero della Difesa effettuati sulla città di Norwich il 13 gennaio, 10 febbraio, 16 marzo e 14 aprile 1964.

Questi sono documenti in formato PDF, che pare siano stati declassificati nel 2000, descrivono un esperimento da parte del Ministero della Difesa in cui la città di Norwich venne irrorata da aerei con una sostanza nota come "Silicon treated FP", descritto come "innocuo nella concentrazione che ci si aspetta verificarsi al suolo".

Questi documenti illustrano la natura di questo esperimento ed il coinvolgimento della Polizia locale.

Nel maggio 1963, il Comandante scientifico del War Office, inviò una nota al Segretario di Stato per spiegare il tipo di esperimenti su spazio pubblico che furono condotti nel Regno Unito da Porton Down. Come si può vedere nella lettera, gli esperimenti sono stati condotti in un elevato livello di segretezza, perché "la conoscenza di essi da parte di persone non autorizzate potrebbe essere politicamente imbarazzante”.


 

PDF Download:

Porton Note No 188 18 August 1959 - Click here

Porton Field Report No 515 13 Nov 1957 - Click here

Porton Note No 74 Extract 13 November 1957 - Click here

DOC Porton Field Trial Report No 610 The Penetration Of Built Up areas at night - 1963 experiment - Click here

CDEE Porton Programme Report 2 64 The Penetration of Built Up Areas By Aerosols At Night PDF file - Click here

MOD Internal Review re Zinc Cadmium Sulphide FP public area experiments - click here

DOC Porton Note No 188 The Long Distance Travel of Particulate C - Click here

DOC Secretary of State Briefing Memo Public Area CW BW Experiments May 1963 - Click here

 

Fonte: http://www.nr23.net/uk_trials.htm


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categorie: ambiente, scie-nza
lunedì, 01 ottobre 2007

Cirillica Acqua

di Giuseppe Zaccagni  www.altrenotizie.org

Un tempo - erano gli anni della guerra fredda - si annunciava il possibile arrivo a Roma degli odiati cosacchi sovietici pronti ad abbeverarsi all’acqua delle fontane di piazza San Pietro. Ora invece - sotto la minaccia di una reale crisi idrica - dovrebbe essere il mondo occidentale a bere l’acqua della Russia. Le previsioni, infatti, sono per noi pessime. Si dice che siamo agli sgoccioli, mentre Mosca fa sapere, con orgoglio, che le sue risorse idriche sono eccezionali perchè l’immenso territorio che va dal Baltico al Pacifico rappresenta uno dei polmoni verdi della terra, con una vastissima estensione di foreste boreali e altrettanti giganteschi bacini di fiumi di portata continentale.

E mentre gli esperti di Putin annunciano che il Cremlino potrà, senza difficoltà alcuna, inserirsi nella prevedibile “corsa all’acqua” dei prossimi 15-30 anni, si comprende subito che oltre ai tubi del gas siberiano ci dovremo attaccare anche a quelli che portano acqua che arriva dal freddo. C’è, infatti, un allarme generale che viene lanciato a livello dell’Onu e che riguarda la situazione delle risorse idriche mondiali. Le previsioni, secondo gli esperti, annunciano che nei prossimi venti anni saranno due miliardi le persone che vivono nelle regioni più aride della Terra a rimanere prive di acqua, mentre due terzi dell’intera popolazione del pianeta non avrà acqua a sufficienza.


Tutto questo perché il consumo idrico mondiale è cresciuto negli ultimi cento anni molto più velocemente della popolazione umana, per l’esattezza il doppio rispetto a quest’ultima, contribuendo a portare l’umanità verso le critiche condizioni attuali. Ecco alcuni parametri che fanno pensare. C’è, in primo luogo, l’agricoltura che si trova al vertice dei consumi dal momento che utilizza, per circa il 70%, tutta acqua dolce, di qualsiasi provenienza (fiumi, laghi, corsi sotterranei).

Gli esperti, sottolineando lo stato di allarme, dicono che per produrre un solo chilogrammo di riso vengono utilizzati da 2 a 5 mila litri d’acqua ed aggiungono che è indispensabile, ora, provvedere al miglioramento delle tecniche di coltivazione, al migliore sfruttamento delle acque piovane, alla riduzione degli sprechi e alla conseguente razionalizzazione delle canalizzazioni. Ed inoltre al miglioramento della produttivitа delle coltivazioni senza aumentare il consumo di risorse idriche, fino anche a cambiamenti di specie vegetali.

L’allarme trova ampio spazio nei media della Russia. E non è un caso. Perchè in vista dell’arrivo di questa crisi idrica - che dovrebbe colpire l’occidente europeo - gli esperti del Cremlino fanno rilevare che la Russia non è destinata a soffrire. Anzi proprio da queste carenze occidentali potrebbe trovare nuovi spazi per contratti di vendita dell’acqua. E sempre l’acqua potrebbe anche fungere da merce di scambio, magari per il gas naturale del Turkmenistan, sicuramente più agevolmente estraibile di quello dell’Artico russo, o per i prodotti agricoli dell’Uzbekistan... Affari d’oro, quindi, per un Cremlino impegnato in operazioni di conquista basate sulle risorse energetiche e su ricchezze naturali. Ed ecco scienziati e progettisti che fanno già balenare l’idea di un enorme acquedotto che dovrebbe svilupparsi accanto a quegli oleodotti e gasdotti che attraversano, da parte a parte, l’intero continente eurasiatico.

Il progetto è ciclopico. Si dovrebbe costruire un canale lungo 2.550 chilometri che potrebbe iniziare nei pressi della città russa di Khanty-Mansiysk, dove il fiume Irtysh confluisce nell'Ob, e attraversare, dirigendosi a sud, tutta la Russia e il Kasachstan, per raggiungere il fiume Amudarja nell'Usbekistan nord-occidentale. Questo piano avveniristico porterebbe all'Asia centrale l’acqua siberiana impedendo così situazioni di siccità che potrebbero distruggere il settore agricolo di intere nazioni.

I primi passi relativi al piano di questo acquedotto sono iniziati, pur se i lavori vanno a rilento dal momento che il Cremlino non ha ancora raggiunto intese decisive con i paesi interessati. Si parla, comunque di un cantiere comune che nel giro di dieci-dodici anni (e con un costo iniziale di circa 40miliardi di dollari) permetterebbe in modo significativo di combattere la siccità e la desertificazione.

Ma ci sono previsioni anche di segno negativo, allarmanti. Gli scienziati russi fanno notare che nei prossimi 20-30 anni molti fiumi dell'emisfero boreale potrebbero aumentare la loro portata dal 10 al 15%. In questo caso diversi giacimenti petroliferi della Siberia settentrionale potrebbero venire inondati dalle piene. E di conseguenza il governo russo dovrebbe stanziare al più presto miliardi di dollari per la messa in sicurezza dei campi petroliferi..

Comunque vadano le cose è però certo che la Russia si appresta, dal punto di vista geopolitico, ad emergere anche come "potenza dell'acqua": una vera riserva per l’intera Europa e un bacino di utenza per l'Asia centrale. Tutto questo perchè le riserve fluviali russe sono immense (in particolare l'Ob e il suo maggior tributario, l'Irtysh, formano il sistema fluviale più lungo di tutta l'Asia), e il paese è ricchissimo anche di laghi (acqua dolce e salati) che sono circa 2 milioni. Tra di loro il più famoso e prezioso è il Baikal.

Gli scienziati di Mosca studiano anche i danni che potrebbero venire dallo sviluppo continuo di dighe e sbarramenti. Rendono noto, in proposito, che i grandi bacini artificiali attualmente in uso sono 330, con una capacità che supera i 200 milioni di metri cubi ciascuno ed una totale di 360 chilometri cubici. Ed ecco che la battaglia per l’acqua arriva ai tavoli del vertice russo. Si valutano i pro e i contro. Ma una cosa è certa: la Russia di oggi si affaccia su un mercato che sembrava confinato alle sole bottiglie di acqua minerale di cui è ricca, come lo sono le repubbliche del Caucaso che hanno acque veramente minerali.

Per ora è la Russia che importa dall’Europa centinaia di migliaia di bottiglie delle marche più diverse. Un vero fiume di affari al quale partecipano soprattutto aziende italiane. Mosca per ora tace e compra. Ma sa che potrebbe venire il giorno della rivincita con acqua “made in Russia”: da bere e da utilizzare per l’irrigazione.

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