OneSkyFriends: non solo scie-nza!

martedì, 11 marzo 2008

Al Pac di Milano le mostre di Witkin e Saudek


Dopo la discussa decisione di non esporle al Palazzo Reale di Milano, sono approdate al Pac per restarvi fino al 27 aprile, le mostre dedicate alle fotografie di Joel Peter Witkin e Jan Saudek.

Witkin, americano, nei suoi grotteschi ritratti (dell’anima, più che umani) esplora perversioni e segreti che si nutrono di un conflittuale rapporto con la religione e il peccato. Scopo della sua fotografia è quello di suscitare disagio nello spettatore, e ci riesce. La mostra percorre, in 40 immagini, la sua carriera: dai freaks di Coney Island (gli stessi di Diane Arbus) ai cadaveri, con cui entra in contatto durante un reportage in Vietnam.

Saudek, ceco autodidatta, oltre che regista, truccatore e scenografo, è presente al Pac con un’antologica. La produzione di Saudek è caratterizzata da ritratti fotografici colorati a mano, abitati da personaggi nudi o seminudi circondati da pareti desolate. Le sue immagini esprimono relazioni spesso perverse, desideri ed emozioni forti.





































                       Fonte: www.artsblog.it

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categorie: arte, fotografia
domenica, 15 luglio 2007

Lo Stato dell'Arte

Luigi Cervone Persino me, nei versi nostri e persi, particolare, olio su tavola, tela, 171x123 - 2005Luigi Cervone  Persino me, nei versi nostri e persi,  particolare, olio su tavola, tela, 171x123 - 2005



Un’opera d’arte, se tale è, dovrebbe esserlo a prescindere dalle definizioni, dalle classificazioni, o dalla notorietà di chi ne è l’autore, nondimeno al di là di ogni tendenziosa sovrastruttura letteraria o critica, ovvero delle città o delle gallerie ove l’opera stessa sia stata esposta.
Di conseguenza, se il postulato è corretto, ai fini di una valutazione artistica delle mie opere – per quella commerciale non c’è partita, ne convengo – poco o nulla rileverebbe la mia incorporazione nel sovraffollato empireo degli artisti suggellata dall’inclito dogma del critico ufficiale.

Un citatissimo letterato scrisse che nell’antica Grecia la critica non esisteva, ne aveva ragione di esistere, perché esisteva il pensiero. Eppure, nessuno sano di mente avanzerebbe oggi dubbi sul valore dell’arte di quell’epoca.
Ai giorni nostri, un critico abbastanza famoso – ma anche un ricco mercante oppure un celebre gallerista – può creare o distruggere un artista quando gli pare. Tuttavia, critica deriva da crisi, nel senso di distinzione, separazione: nulla a che vedere con creazione o distruzione.

Vigendo simile norma, comunque, gli artisti rimangono in tribolante attesa che qualcuno dei suddetti numi li “scopra” – come spesso capita di sentir dire – prostrandosi servilmente al satrapo di turno. Parallelamente vi è molta gente che, prima di acquistare un’opera, ne agogna la riconducibilità ad un nome famoso quale garanzia di qualità e valore. Orbene, sempre applicando i rigorosi principi di scienza logica e cronologica che sinora hanno alimentato questo mio audace delirio, mi viene però da chiedere se non dovrebbero invece essere i critici, i galleristi ed i mercanti d’arte a dipendere dagli artisti giacchè, senza artisti, costoro non avrebbero ragione d’essere.
Nella realtà dei fatti si verifica un paradossale processo genetico vagamente analogo ad un celebre racconto, solo che stavolta in principio è il critico, che usa l’artista per diventare famoso in prima persona: << Il critico afferrò ed impastò una manciata di polvere informe dopo avervi sputato sopra. La modellò a sua immagine e somiglianza, quindi vi soffiò un turbine di ismi e di paroloni: così creò l’artista, il quale eseguì poi l’opera d’arte.>>

Alla luce di tale proposizione, il senso globale assume nuova chiarezza: il critico crea l’artista e quest’ultimo realizza qualcosa che, in quanto propria, diretta emanazione – nonché frutto mediato del critico stesso – è perciò solo apoditticamente qualificabile come opera d’arte.
Al vertice del processo creativo che termina con l’opera d’arte, pertanto, non troviamo più l’artista ma un critico-demiurgo, che magari non sa distinguere il bianco di zinco dal bianco di titanio, o un muscolo sartoriale da un quadricipite: come dire che si pretenda di criticare un’opera letteraria ignorando l’alfabeto o la sintassi. Ma anche che oggi pensare con la propria testa è il fenomeno più raro a verificarsi: altro che alieni o miracoli.

Luigi Cervone

Tratto dalla monografia di Luigi Cervone, 2007, Massimo Lombardo Editore


pubblicato da xdoom | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, arte
lunedì, 04 giugno 2007

Women in art

Un viaggio lungo 500 anni nel mondo della pittura.

pubblicato da roxse | link | commenti (4)
categorie: arte, video
sabato, 26 maggio 2007

L'arte di Luigi Cervone






No.
Non il solito elenco di luoghi e di date. Non sono mai stato un numero, tutt'altro.
A dire il vero, non mi dispiace sfuggire ad ogni definizione - meglio: etichettatura - eccezion fatta per quella di "uomo", che invece rappresenta il mio traguardo. Assieme alla libertà.
E non è stato facile liberare i miei pensieri.
Ho dovuto affrontare le mie paure, e trasformare in forza le mie debolezze.
Ho dimesso le sacre vesti con cui mascheravo da divinità la mia ignoranza e la mia consapevolezza della morte.
Ho custodito nella speranza i sogni di un bambino scaraventato troppo presto nella realtà.
Ho abbandonato il simulacro di una nuvola che avevo amato orchidea e ho trascinato - novello Sisifo - il fardello del mio dolore sul pendio della giovinezza.
Ho seguito le orme dell'animale in me, ed ho ascoltato il canto delle stagioni e del loro alternarsi.
Da solo ho forgiato le armi per conquistarmi la scelta.

Ho scelto di essere: i numeri sono per chi decide di avere.


Luigi Cervone  www.luigicervone.com

Le opere sono presentate per gentile concessione dell'artista.


pubblicato da xdoom | link | commenti (2)
categorie: arte, video, oneskyfriends
giovedì, 24 maggio 2007

Cioccolato bianco o cioccolato nero?






Fonte immagini: nast.fr

pubblicato da roxse | link | commenti
categorie: arte, foto
venerdì, 04 maggio 2007

My classic car

Vi presento l'eccezionale lavoro dell'amico Spyder:



E dopo aver montato e rimontato la sua auto pezzo per pezzo... ecco il risultato:


pubblicato da roxse | link | commenti (1)
categorie: arte, video
domenica, 22 aprile 2007

L'anamorfismo di Julian Beever

L'anamorfismo è una tecnica particolare che consiste nel disegnare una figura appositamente distorta in modo da risultare riconoscibile soltanto se guardata da una determinata angolazione.

Tra gli artisti che adottano questa tecnica, Julian Beever è sicuramente il più conosciuto. Con i suoi gessetti colorati ha girato il mondo (Inghilterra, Belgio, Francia, Norvegia, Germania, Stati Uniti e Australia) riempiendo strade e marciapiedi  con i suoi dipinti.

L'effetto illusorio di tridimensionalità delle sue opere amorfiche è davvero soprendente. Guardare per credere.




pubblicato da roxse | link | commenti (3)
categorie: arte, video, oneskyfriends
domenica, 18 febbraio 2007

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