OneSkyFriends: non solo scie-nza!

mercoledì, 16 aprile 2008

L'Italia vista dall'estero

Segnalazione di luogocomune.net

In Italia il reato paga, e ti può portare in parlamento

Tracy Wilkinson, Los Angeles Times, April 13, 2008

Quando voteranno in questo weekend, gli italiani potranno scegliere fra una vasta gamma di condannati, oppure la solita ballerina a go-go della TV. Per non parlare di amici personali, parenti e in un caso anche del massaggiatore personale dei leader di partito che mettono insieme i loro possibili governi.

I reati in questo paese non ti impediscono di candidarti, né sembra necessario avere delle qualifiche effettive per farlo.

La campagna elettorale per eleggere il sessantaduesimo governo in 63 anni ha messo in luce la lunga lista di problemi irrisolti che penalizzano il paese, impediscono importanti cambiamenti, e sminuiscono quella che una volta era una favolosa icona culturale.

Uno splendido paese romantico, fatto di panorami di ulivi e di antiche piazze di ciottolato, noto per il suo cibo, la sua moda e la bella apparenza, l’Italia è oggi un paese pervaso dalla corruzione, dalla crisi economica, dalla stanchezza politica e dall’impunità rampante, con un livello di vita che sta declinando rapidamente. L’inflazione è fra le più alte dell’Europa occidentale, la crescita economica la più bassa. Quantità sempre maggiori di persone denunciano di non essersi mai sentite così povere.

Lavorare in Italia è un’esperienza torbida e frustrante, a meno di appartenere alla Mafia, l’industria numero uno oggi in Italia, che secondo la Confindustria rappresenta il 7% del prodotto nazionale lordo.

Il sistema giudiziario non funziona quasi mai. Le cause possono languire non per anni, ma per decenni. I parlamentari italiani sono i più pagati di tutta Europa, ma secondo molta gente sono i meno efficaci, una elite intenta a replicare se stessa, che sembra diabolicamente intenzionata a portare a fondo il paese insieme a loro.

Con la sua tradizione politica bizantina e decadente, l’Italia è giunta a un punto di non ritorno - ha detto il sociologo Luca Ricolfi, autore della critica intitolata “L’arte del non governo”.

Impossibilità di attribuire responsabilità taglia alla radice ogni intento di dovere civico. E nessuno può illudersi che delle elezioni politiche possano cambiare le cose dall’oggi al domani.

L’uomo che in questo momento è in testa agli exit-poll, Silvio Berlusconi, è un chiassoso industriale miliardario che a 71 anni sta per diventare primo ministro per la terza volta. Per quanto abbia introdotto una certa stabilità, è accusato da più parti di governare allo scopo di arricchire se stesso, il suo impero mediatico e i suoi compari.

Berlusconi guida una lista che include il suo massaggiatore e un fascista irriducibile, come molte donne di centro destra che Berlusconi ha definito la settimana scorsa “sicuramente più carine” di quelle di sinistra. Fra di loro c’è anche una voluttuosa ballerina che normalmente appare in abiti succinti sulle sue reti nazionali.

Il suo maggiore antagonista è Walter Veltroni, popolare sindaco di Roma ed ex-comunista che ha cercato di riproporsi come fonte di cambiamento, nonostante i decenni passati in politica. Veltroni è alla guida di un raggruppamento informale della notoriamente frastagliata coalizione dei partiti di sinistra e di centro sinistra.

L’entusiasmo fra gli elettori è penosamente basso. Gli ascolti televisivi dei recenti interventi di Berlusconi e Veltroni sono stati frantumati dall’ennesima riedizione di un poliziesco italiano.

Gli italiani hanno assistito al naufragio di un governo dopo l’altro: dal disperato e maldestro tentativo di vendere la compagnia aerea nazionale, alla crisi della spazzatura alimentata dalla Mafia, che ha sepolto il sud e rovinato le riserve della famosa mozzarella locale, alla prematura caduta del governo uscente dovuta ad un singolo politico rimasto impigliato in faccende di corruzione dopo l’arresto della moglie.

Gli italiani si arrabbiano per questa situazione, ma la rabbia non porta automaticamente al cambiamento. Vi sono molti motivi per questo, compreso l’importanza che si dà alla priorità regionali rispetto alla coscienza nazionale, la fiducia cieca nella famiglia soltanto, ma non nelle autorità, il ruolo palliativo dell’ancora imperante Chiesa cattolica. Nonostante tutte le lamentele, gli italiani fino poco tempo fa non se la passavano nemmeno tanto male.

La reazione è quindi di rassegnazione, apatia e impotenza. Gli elettori italiani sentono di non aver una vera scelta e sanno che il governo non porterà loro alcun beneficio, e questo allontana molti di loro da un ruolo attivo nella democrazia. Una classe dominante corrotta, con chiari interessi nel mantenimento dello status quo, blocca ogni riforma effettiva.

“Questo è un sistema che sfrutta gli italiani, che succhia le migliori energie del paese, che impedisce alla meritocrazia di crescere, e obbliga chiunque ad adattarsi alle regole del gioco - dice Alexander Stille, un accademico specializzato in questioni italiane - l’Italia è sempre stato un paese in cui la gente pensa che a meno di frodare o infrangere le regole il destino è contro di te”.

Lo scorso anno, un libro per la prima volta ha messo nero su bianco la corruzione ufficiale a lungo nascosta. "La Casta" è divenuto un bestseller ed ha aperto un dibattito che ha coinvolto la nazione per mesi. Il termine casta è diventato parte del lessico nazionale ed è ora utilizzato universalmente per descrivere una elite politica indolente e straviziata.

Tra le esasperanti rivelazioni del libro:

- i membri del Parlamento italiano lo scorso anno hanno intascato i più alti stipendi in Europa (di oltre il 50% superiori a quelli dei loro colleghi britannici, tedeschi e francesi).

- il Parlamento italiano costa più di qualunque altro in Europa - 10 volte più di quello spagnolo. Nella scorsa legislatura, 16 legislatori hanno ricevuto condanne (e sono rimasti al loro posto) e un'altra decina avevano processi in corso.

- "E' impossibile cambiare la situazione finchè le persone sono le stesse" afferma Sergio Rizzo, un giornalista e coautore di "La Casta" col collega Gian Antonio Stella. Sull'onda del malcontento, l'irriverente comico Beppe Grillo ha tenuto enormi raduni lungo il paese, raccogliendo centinaia di migliaia di firme per chiedere un limite di due legislature per i parlamentari e l'espulsione dei condannati dal loro posto. Ha evitato i tradizionali media televisivi e la stampa (sostiene siano controllati da interessi particolari) ed ha utilizzato Internet e la parola verbale per rivolgersi in particolare ai giovani. Oggi Grillo è parte di un vero movimento, e schiera anche candidati locali.

Gli italiani hanno tollerato il loro rancido sistema politico, [Grillo] afferma, essenzialmente come dei sonnambuli.

"Facciamo leggi sull'economia, ma non c'è economia", ha detto. "Facciamo leggi sul lavoro, e non c'è lavoro. Abbiamo una costituzione che nessuno conosce. Siamo un paese che non si comporta come una nazione".

Un socievole 59enne con una testa piena di ricci argentei, Grillo è in aspro contrasto con i politici italiani, che sfoggiano vestiti di marca e trucco perfetto. Cacciato informalmente dalla tv per il suo stile non-si-fanno-prigioneri, Grillo ha lanciato una campagna sollecitando l'Unione Europea a non inviare più fondi pubblici in Italia, che secondo lui il governo ruba o dilapida. In seguito, ha invitato la Germania ad invadere l'Italia per salvarla.

Per un momento, c'è stato un barlume di speranza che la rabbia popolare si sarebbe affermata in qualcosa di più catalitico.

Ma poi ad inizio anno il governo del primo ministro Romano Prodi è collassato in un dispetto di politici insignificanti, 20 mesi su un termine di 5 anni e prima che passasse una legge per riformare il sistema elettorale. Senza cambi ad un sistema pieno di difetti, gran parte degli analisti concordano, il paese è condannato ad un altro turno di leader politici incontentabili dediti alla lotta per il potere soffocando così riforme creative.

Tra i vari difetti, il sistema elettorale corrente dà un'influenza sproporzionata ai piccoli partiti, alcuni formati da non più di una singola persona con un po' di soldi. E' stato uno di questi partiti-persona a buttar giù il governo; un partito persino più piccolo, guidato da un politico di nome Pizza, ha quasi mandato a monte le elezioni del weekend quando ha scatenato un putiferio per l'utilizzo del simbolo del proprio partito.

Gli italiani vivono nel loro caotico sistema politico da generazioni.

L'indignazione è ora forte, tuttavia, poichè molti qui si aspettavano miglioramenti dopo la fine della Guerra Fredda e dopo che uno scandalo di corruzione nei primi anni 90 scosse l'establishment politico.

Invece, hanno avuto un cavalier Berlusconi e, dopo di lui, un sonnacchioso Prodi. La realizzazione che i problemi vanno oltre un singolo partito o leader è infine arrivata.

"Ci vorranno circa 10 anni per cambiare questa classe politica", ha detto Ricolfi, il sociologo. "Ma il problema è che entro 10 anni saremo affondati così in basso che non riusciremo a venirne fuori di nuovo. Sarà troppo tardi, fine della storia".


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giovedì, 21 febbraio 2008

Voli Cia: l'indifferenza dell'Ue





la7.it  Servizio di Simona Buonomano


David Miliband ammette che l'isola britannica Diego Garcia è stata usata come scalo delle extraordinary renditions. Brown non chiederà le dimissioni di Straw e Barroso dice "non li condanniamo". 

Diego Garcia, l'isola britannica nel cuore dell'oceano indiano, è stata più volte utilizzata dalla Cia, durante le operazioni del 2002 delle «extraordinary renditions», il rapimento senza processo dei presunti terroristi. Londra aveva sempre negato. Fino ad ora.
Mentre il premier inglese Gordon Brown era su un volo diretto a Bruxelles, dove lo stava aspettando il presidente della Commissione europea Josè Manuel
Durao Barroso, il suo ministro degli Esteri David Miliband ha ammmesso, di fronte all'aula parlamentare di Londra, che i «no» più volte ribattuti, ora «sono da correggere».

Secondo quanto si apprende Londra avrebbe ricevuto, lo scorso 15 febbraio, nuove informazioni che rivelerebbero la complicità del Regno Unito con gli Usa. Si sapeva, certo, ma tali affermazioni non erano mai state fatte ufficilmente.

Anche di fronte all'ammissione di colpe gravissime la Commissione europea sta zitta. «Non condanniamo la Gran Bretagna» ha dichiarato oggi il presidente di Palazzo Berlaymont. D'altronde l'Ue si è sempre rifiutato di sanzionare gli Stati membri risultati complici della Cia dalle indagini del Parlamento e del Consiglio Ue. Contrariamente a quanto dicono le leggi.

 L'articolo 6 del Trattato europeo, ad esempio, prevede sanzioni per gli Stati membri che si macchiano di «violazioni gravi dei principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e dello Stato di diritto». L'esecutivo comunitario, che di fatto proclama l'illegalità delle «extraordinary renditions» come mezzo per combattere il terrorismo, si limita a chiedere «trasparenza» e a esortare gli Stati membri ad «indagare» per far luce su ciò che è veramente accaduto.

 Gordon Brown l'ha promesso: Londra metterà in atto «le migliori procedure affinché questo non possa più accadere», come l'aveva proclamato l'Italia quando presa con le mani nella marmellata. Ma di fatto Brown non chiederà le dimissioni di Jack Straw, che nel 2002 occupava la poltrona del ministro degli esteri britannico e oggi quella della giustizia, accusato di non aver «saputo nulla» dello scalo nella base britannica.

Di cosa possimo accusare l'Ue? Di Disattenzione? Imbarazzo? Di complicità? O assoluta indifferenza?


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domenica, 17 febbraio 2008

H.A.A.R.P. in uscita

Nel 2006, durante alcune interviste in tv e in radio (ad esempio, nel dicembre 2006 in Italia: al TG di La7, su MTV e su Radio DJ) il cantante dei Muse, Matt Bellamy, ha menzionato H.A.A.R.P., la modifica della ionosfera, il condizionamento mentale, gli scopi militari e la manipolazione climatica.

Durante il tour del 2007, i Muse si sono esibiti su un palco con una scenografia spettacolare ispirata ad H.A.A.R.P. Dalle registrazioni audio e video dei concerti del 16 e del 17 giugno 2007 allo stadio Wembley di Londra, a cui hanno assistito circa 150 000 spettatori, è stato tratto un CD+DVD che uscirà il 14 marzo. Il titolo? "H.A.A.R.P." !

A quando una band che uscirà con un disco intitolato "CHEMTRAILS" ?

Da un articolo pubblicato su New Musical Express l'8 novembre 2006:

<<Matt Bellamy ha illustrato la coreografia in cui si svolge il nuovo tour (che vedremo presto anche in Italia) dei Muse.

Il cantante e chitarrista del gruppo britannico ha riferito che lo "stage show" trae ispirazione dalla sua convinzione che il governo USA ci stia facendo il lavaggio del cervello.

Bellamy, dopo la data di Aberdeen, ha spiegato all'NME d'aver modellato il set su una base segreta che le autorità utilizzano per influenzare il comportamento della popolazione mondiale.

"Sulla seconda pagina dell'artwork dell'album", ha detto, "c'è una foto di questa installazione HAARP che significa High-Frequency Active Auroral Research Programme. E' una strana cosa per il lavaggio del cervello che il governo USA ha installato in Alaska e che spara fuori delle microonde nell’atmosfera che ci fanno stare tutti docili".

Bellamy ha affermato poi che, per ricreare l'installazione, sono stati messi due grandi piloni sul palco. Avrebbe voluto installarne uno, ancora più grande, in mezzo al pubblico; poi non se ne è fatto più nulla perché alla band sarebbe costato l’equivalente di 730.000 euro.>>

Articolo in lingua originale: http://www.nme.com/news/muse/25021

Per maggiori informazioni: sito ufficiale dei Muse.

 
Il trailer del DVD H.A.A.R.P.:


Altri video in cui si vede la scenografia ispirata al sistema di antenne H.A.A.R.P.: http://youtube.com/watch?v=B5nY2lL8o24
http://youtube.com/watch?v=2TqvCMpGPDs


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giovedì, 26 luglio 2007

L'A3 come una via crucis


La protesta del presidente del Pontificio Consiglio «come utente della strada e come cittadino». «Sulla Salerno-Reggio Calabria solo sofferenza e aggressività»
Il cardinale sull'A3: politici, dove siete?
Renato Martino: 5 ore per fare 200 km, la gente del Sud deve ribellarsi

CITTA' DEL VATICANO — «Voglio protestare come utente della strada e come cittadino: ho appena percorso l'autostrada Salerno-Reggio Calabria ed è stata un'esperienza al limite del sopportabile. Un solo interminabile cantiere, continue deviazioni, impossibilità di programmare una sosta o un ristoro, tutti in coda sotto il sole accecante. Dove sono i politici? E noi meridionali tutti, possibile che non riusciamo a esigere un minimo di rispetto da chi ci governa?». A parlare così è il cardinale Renato Raffaele Martino, salernitano di nascita e presidente del Pontificio Consiglio che si occupa della «mobilità umana».

Lei ha dunque un titolo specifico
per denunciare disfunzioni autostradali
«Abbiamo appena pubblicato un documento sulla "pastorale della strada" che sollecita a umanizzare i rapporti tra i viaggiatori improntandoli alla carità, ma in quell'autostrada non è possibile il rispetto di nessuna norma di umanizzazione. Lì tutti sono posti nella stessa situazione di sofferenza che accentua la reciproca aggressività».

Che cosa le è successo?
«Percorrevo il tratto che va da Paola a Salerno, poco più di 200 chilometri e ci sono volute quasi 5 ore, un'autentica via crucis. Un'interruzione dopo l'altra e le deviazioni per strade piccole e scomode, che costringono a salire sul monte o a scendere a valle. Siamo anche finiti su una specie di sentiero intasatissimo per il doppio senso di marcia, su cui si cammina a 30 all'ora per un lunghissimo tratto ».

Un viaggio lento, ma non le è successo nessun guaio

«A me no per fortuna, ma pensi alle situazioni di emergenza, a un'ambulanza che debba portare soccorso. O semplicemente a quella famigliola di amici con quattro bimbi piccoli che non sapeva come far fronte alle loro necessità mancando ogni sicurezza sulla possibilità di raggiungere un ristoro o una piazzola di sosta in tempi regolari ».

Stanno realizzando le sei corsie, un ampliamento che è stato avviato nel 1997

«Io neanche so che cosa stanno facendo, ma avendo mantenuto una casa a Salerno mi sono trovato negli anni a ripetere tante volte quella terribile esperienza e per me e per tutti gli utenti di quell'arteria è come se l'opera non sia stata mai terminata, da quando fu decisa nel 1961. Ricordo la contentezza di mio padre quando ne fu dato l'annuncio».

Beh in qualche maniera l'autostrada è stata realizzata e il collegamento è migliorato...

«Faccia il paragone con il resto dell'Italia! Mio padre era contento perché vedeva in quell'opera un segno del riscatto del Meridione ma dopo quasi mezzo secolo ci troviamo con un budello che separa invece di unire».

Ci sono i cantieri perché la stanno allargando

«Certo, questo lo capisco. Ma quanto devono durare ancora i cantieri inaugurati dieci anni addietro? E prima di questo ampliamento, che autostrada avevamo? Ricorda quanti processi, interi tratti posti sotto sequestro, retate di mafiosi che su quest'opera hanno lucrato nei decenni e lucrano oggi. L'ultima retata è di pochi giorni addietro ».

Lei se la prende con i politici?

«Innanzitutto con loro e poi con le stesse popolazioni meridionali. Mi riferisco ai politici meridionali di tutti i partiti e di tutte le correnti. E a tutti i governi regionali e nazionali che si sono succeduti nei decenni. È mai possibile che non si riesca a ultimare quell'opera? Non è evidente che ogni cantiere nasconde un losco affare? Che c'è l'interesse di tanti a mandare in lungo l'impresa?».

La gente che può fare?

«Si potrebbe dire che un popolo ha i governanti che si merita! Li incalzi questi politici, pretenda il rispetto degli impegni, si scrolli di dosso la rassegnazione. Quei cantieri con due operai ogni cinque chilometri, dove appare lampante che non si sta lavorando e tutti i viaggiatori che si incolonnano disciplinatamente nell'ennesima deviazione costituiscono il simbolo di una rassegnazione imperdonabile».

Lei conosce il mondo: non le è mai capitato di fare una brutta strada?

«Una volta in Laos per visitare un campo profughi feci un viaggio spaventoso su una camionetta militare su una strada sterrata, con balzi e inchiodate continue, tanto che alla sera orinavo sangue. Ma in Italia avrò bene il diritto di aspettarmi qualcosa di meglio!».

Luigi Accattoli
25 luglio 2007

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sabato, 07 luglio 2007

Links consigliati.

Cultura, libri digitali e non, riferimenti bibliografici ->>(continua)

Il sito dell' Associazione Italiana Biblioteche ->>(continua)

Questo è il Catalogo centralizzato delle Biblioteche italiane, consultabile anche online ->>(continua)

venerdì, 22 giugno 2007

Diamoci i pizzicotti

di Carlo Bertani, pubblicato su disinformazione.it

Ho appena terminato di vedere l’ultima puntata di “Annozero": veramente, aveva acceso la TV per guardare un DVD ma, quando ho sentito che si trattava di clima e d’ambiente, ho ritenuto che fosse giusto ascoltare. Mi sono perso un film.
A dire il vero, la trasmissione sembrava ben incamminata: servizio giornalistico sullo stato del Po, carenza d’acqua, centrali a carbone, energie rinnovabili…oh: vuoi vedere che ne parlano seriamente? Mai fidarsi dei Santi, soprattutto di Sant’Oro.
Premetto che chi si è perso la trasmissione non s’è proprio perso nulla: già ho chiarito che sono stato io a perdermi un film.

Il primo round di scelleratezze se lo giocano Rutelli e Sgarbi: il primo afferma che il consumo pro-capite d’acqua è di 250 litri al giorno, il secondo che è di 25. Nessuno chiarisce se sono consumi civili o se comprendono anche quelli agricoli ed industriali: l’unico dato che ha una parvenza di realtà sono i 25 litri di Sgarbi, che corrispondono però ad una doccia, non al consumo pro capite civile. Rutelli ci avrà aggiunto uno zero, oppure chissà cosa voleva dire, poi ho capito: è giorno di maturità! I due avranno letto male dal Bignami che tenevano ben nascosto! Andiamo avanti.

La palla passa a Dario Fo che, dall’alto della sua veneranda età, ricorda com’era bello l’Olona prima che diventasse una fogna. Ha ragione, ma che c’azzecca con tutto il resto? Con un passaggio che taglia la metà campo, Fo passa a Fo. Da Dario a Jacopo, il quale – in tenuta da pasdaran dell’ambientalismo – racconta che tutto si può risolvere facilmente, installando pannelli solari fotovoltaici.
Peccato che, la legge emanata sia dal governo Berlusconi che dal governo Prodi, è per gli aspetti energetici irrilevante. Si tratta di un esperimento o poco più: con le quote d’incentivi concesse, s’andrà ad incidere per lo 0,00 qualcosa del fabbisogno nazionale. Di più: l’ENEL – approfittando a tempo di record della legge emanata nell’agosto 2005 – si riservò il 75% degli impianti. Insomma, una partita di giro, che a fine anno Tremonti riscosse con un prelievo sul bilancio della società, la “riedizione” della “tassa sul tubo”.

A questo punto si va avanti con l’attacco di Sgarbi agli aerogeneratori: basta con questi mulini cazzuti che ingombrano le colline! Mi guardo intorno e non ne vedo: in compenso, noto uno sterminio di tralicci per le telecomunicazioni, ma Sgarbi non le considera. Non scempiano.
Peccato che, soltanto pochi giorni or sono[1], l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) abbia messo in guardia proprio dalla proliferazione di tali antenne e tralicci, che causerebbero l’elettrosmog. Ho usato il condizionale perché la scienza non ha ancora chiarito se l’inquinamento elettromagnetico esiste ed è pericoloso: Tullio Regge s’affannò a dire che non esisteva, l’OMS, sulla base di recenti studi, la pensa diversamente. Di certo, Sgarbi non sapeva nulla di tutto ciò.

L’attacco di Sgarbi agli aerogeneratori è violento e diretto: non si devono installare! Mai! E cita l’installazione (bloccata) d’alcuni mulini su amene colline a lui care. Con perfetto stile bipartisan, Rutelli lo conforta: “tranquillo, ho fatto bloccare tutto”. Comincio a darmi il primo pizzicotto: ma che sta succedendo?
Consci della bravura di Piero Angela, e dei suoi esperimenti scientifici in studio, si va alla dimostrazione dell’auto ad idrogeno: un tizio mette a terra una macchinina che non ha nemmeno l’ardire di percorrere un metro. Fallimento: la prossima volta chiameremo qualcuno dello staff di Angela. Secondo pizzicotto.
Alla fine del primo tempo, la situazione è questa: i mulini a vento se li facciano in Germania, mettete dei pannelli fotovoltaici (che producono sì energia, ma ancora troppo cara) mentre l’automobilina elettrica – dietro le quinte – viene distrutta a pestoni dal povero disgraziato che doveva farla funzionare. Secondo tempo.

Aspettiamo Travaglio: magari racconterà lo scandalo della cacciata di Rubbia dall’ENEA, il ritardo nella partenza del solare termodinamico, almeno risponderà per le rime a Sgarbi – che a Varese Ligure, con gli aerogeneratori, il comune ha il bilancio in attivo – e invece ci si perde in una filippica fra Berlusconi e Prodi che lascia il tempo che trova. Anche l’antipolitica sta iniziando a stufare.
A questo punto, ci si perde nelle nebbie delle inchieste giudiziarie, quando giunge un’ANSA dove Montezemolo affermerebbe che “ i sindacati sono i rappresentanti dei fannulloni”. Altro quarto d’ora per capire se Berlusconi avrà un successore, maschio o femmina, interista o milanista.

Infine, una povera vedova dell’amianto racconta la tragedia di Monfalcone (centinaia di morti ai cantieri navali) e Rutelli, candidamente, risponde che non ne sa nulla. D’accordo che Monfalcone è distante da Roma, ma in quei cantieri nacquero corazzate e portaerei, sommergibili ed incrociatori: si chiamavano CRDA (Cantieri Riuniti Dell’Adriatico), oggi Fincantieri. Il vice- premier non sa proprio nulla? Sa dov’è Monfalcone?
Se il livello rimarrà tale, la prossima volta ci saranno Fassino, Bondi, e i Maldini (padre e figlio). Questo è il livello dell’informazione sull’energia, il clima e l’inquinamento. Perché?
Perché la verità non la possono raccontare.

Prima delle ultime elezioni politiche, il responsabile per l’ambiente dell’Italia dei Valori – Giuseppe Vatinno, persona sincera e competente – m’inviò l’anteprima del programma dell’Unione: rimasi stupito dal confinamento della questione del carbone (centrale di Civitavecchia) in appendice.
Non c’è stato nulla da fare, rispose: i DS hanno preteso la presidenza della commissione che doveva redigere il documento, e su tutto aleggia il sentore di un accordo bipartisan per far passare il cosiddetto “carbone pulito”. Oggi, quelle parole trovano conferma nei fatti.

Perché tanto livore contro gli aerogeneratori? Perché quelli funzionano, producono parecchia energia e non inquinano: quel che serve. Proprio per questo, allora, bisogna trovare qualcosa che non va: deturpano il paesaggio!
Il bello è che qualcuno ci casca! Guardiamoci attorno: ovunque ci rechiamo, è difficile non incocciare in una linea elettrica, in un traliccio, in un’antenna per le telecomunicazioni. Sono belle? No, fanno schifo, eppure nessuno si sogna di fare una campagna contro i tralicci dell’ENEL e le antenne di Sua Emittenza! Sono forse belli gli svincoli autostradali?
La trasmissione, in realtà, doveva lanciare alcune parole d’ordine ben precise: munitevi di pannelli fotovoltaici (tanto, per quel poco che incidono…) non installate aerogeneratori (quelli sì che possono darci fastidio…) e lavatevi i piedi con poca acqua per risparmiare.

Il convitato di pietra, ovviamente, non c’era: e lo crediamo bene!
La bestemmia che non deve essere menzionata – e nessuno dei solerti “esperti” lo ha citato – è la nuova tecnologia energetica – tutta italiana! – chiamata “solare termodinamico”.
Il nuovo metodo, tracciato da Rubbia e sviluppato dall’ENEA, parte da un concetto molto semplice: un metro quadrato di specchi costa molto di meno rispetto a qualsiasi tipo di pannello. La fase successiva è quella di concentrare la radiazione, scaldare un fluido, far ruotare una turbina e produrre energia elettrica.

Ecco cosa dichiarò Rubbia sull’argomento nel 2004[2] (e fu subito cacciato dall’ENEA):
D. Quanto costa oggi un metro quadrato di specchi?
R. “Oggi, cioè in fase preindustriale, il costo complessivo dell'impianto oscilla tra i 100 e i 150 euro a metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno un'energia equivalente a quella di un barile di petrolio. Il che vuol dire che utilizzando un'area desertica o semidesertica di dieci chilometri quadrati si ottengono mille megawatt: la stessa energia che si ricava da un impianto nucleare o a combustibili fossili, ma con costi inferiori e con una lunga serie di problemi in meno”.

L’ENEA[3] ha già pubblicato i risultati della fase di ricerca: 65 euro per 1 MW/h (1.000 KW/h) nelle aree meridionali italiane e 45 euro se, invece, fosse possibile installare gli impianti in Africa. Per avere un raffronto, pensiamo che lo stesso MW/h costa 65 euro con il nucleare, 70 con petrolio e gas, 80 con l’idroelettrico e circa 140 con il fotovoltaico. Il carbone costa poco, circa 45 euro per MW/h, ma a questa cifra bisogna aggiungere la “carbon tax” ed i costi di ristrutturazione delle centrali. Per poi crepare asfissiati.
Domanda. Perché nessuno ne ha parlato nella trasmissione?
Perché gli argomenti per affossare il solare termodinamico sono pochi e difficili da scovare: probabilmente, Sgarbi e Ripa di Meana staranno meditando qualcosa, ma per adesso nel Bignami non hanno ancora trovato nulla. Spesso mi chiedo chi foraggia questa gente per sostenere – di fatto – il settore termoelettrico, e non trovo risposte: ci saranno?

Altro capitolo riguarda lo stato dell’industria energetica italiana: se escludiamo il settore petrolifero ed elettrico, siamo praticamente a zero.
Il signor Montezemolo – che s’affanna a definire i lavoratori “dei fannulloni” – dovrebbe ricordare che la FIAT aveva (non so oggi) un centro ricerche ben avviato a Cambiano (TO).
Da quel centro, nel 1979, partirono i solerti ingegneri che installarono in quel di Stella (SV), in località San Martino, il primo (per quel che allora si sapeva) prototipo d’aerogeneratore di costruzione italiana, il Libellula. Il mulino, un piccolo impianto sperimentale, affidava ad un complesso sistema di molle e contrappesi la sua difesa contro le raffiche troppo violente. Puntualmente, ad ogni temporale, molle e contrappesi andavano in pezzi.

Tornavano gli ingegneri che cambiavano i meccanismi, ed il vento tornava a frantumare tutto: io ero presente a quella impari lotta e, a ripensarci, ancora mi scappa da ridere. Inutile ricordare come finì la storia. Dopo l’ennesimo temporale, gli ingegneri non tornarono più: il vento provvide a cancellare ogni traccia.
I tedeschi, invece, affidarono alla scienza dei materiali la torsione delle pale (tecnologia aeronautica) e la loro industria energetica, oggi, occupa circa 250.000 persone.
Come si potrà costatare da questo piccolo esempio (che vissi personalmente), non sono solo i lavoratori ad essere “fannulloni”. Signor Montezemolo: come dicono a Napoli, ‘o pesce fete da ‘a capa.

Per l’acqua, poi, siamo al ridicolo: non si riesce a coordinare il sistema idrico del Po perché ci sono 22 diversi enti, afferma Rutelli. Sa, il vice premier, cos’è un “Testo Unico”?
E’ una legge che regola un comparto, la quale abroga tutte le vecchie disposizioni in materia ed alla quale tutti devono attenersi. Bisogna però scriverla e, da gente che non sa nemmeno quanta acqua si consuma ogni giorno, cosa ci si può aspettare? Che vadano in parlamento a depositarla? E chi?
Ho suggerito più volte che, con tre misere chiuse all’uscita dei tre grandi laghi prealpini, s’otterrebbe un raddoppio della portata del Po per 40 giorni circa, immagazzinando l’acqua al livello di massimo invaso sui laghi Maggiore, di Como e di Garda. Non sarebbe la soluzione di tutti i problemi, ma una prima “pezza” sì: a volte sono stufo di ripetermi, ma gli olandesi lo avrebbero già fatto da un secolo.

Se volete una personale opinione su come andrà a finire la faccenda, sono pessimista: con questa gente non si va da nessuna parte. Almeno, facessero il santo piacere di andare da Vespa a parlare di Cogne e delle Veline: si vede che – dall’Insetto – sono più a loro agio. Io, da parte mia, recrimino solo per il film che mi sono perso.


Carlo Bertani articoli@carlobertani.it www.carlobertani.it

 http://www.macrolibrarsi.it/libri/__mutamenti_climatici.php?id_wish=10678



[1] Fonte: ANSA, 18/06/2007.
[2] Fonte: www.larepubblica.it, 28 maggio 2004.
[3] E’ possibile scaricare dal sito dell’ENEA tutta la documentazione relativa al progetto.


sabato, 16 giugno 2007

Pompiere piromane

Torino: misterioso piromane era un pompiere, arrestato

TORINO - Faceva il vigile del fuoco, ed era l'insospettabile piromane che per tre anni ha incendiato automobili, furgoni e camper in diversi paesi della cintura nord occidentale di Torino. Il 32enne appiccava le fiamme e poi prendeva parte alle operazioni di spegnimento. Individuato dai carabinieri dopo un'indagine rafforzata da pedinamenti con il satellite, e' stato messo agli arresti domiciliari. Se il movente e' pero' ancora avvolto dal mistero, e' chiara la passione dell'uomo per le fiamme, che su internet si faceva chiamare Grisu', come il popolare personaggio dei cartoni animati, un draghetto incendiario che voleva fare il pompiere. (Agr)

corriere.it


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categorie: news
mercoledì, 30 maggio 2007

I disastri di Saluggia.

Continua il silenzio su Saluggia. Anche questa notizia è passata inosservata.

ps: Video1 e Video2 di Striscia la Notizia.

Fonte: il Blog di Calore che stà seguendo la cosa.

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giovedì, 17 maggio 2007

No Rain With Airplanes

Si può modificare e controllare il clima?
Si può evitare la pioggia?
Si. E' sufficiente utilizzare degli aerei che irrorano sostanze chimiche nel cielo.
Fantasie? Affatto! E' stato il TG1 a dirlo, il 10 maggio 2007.

Video "No Rain With Airplanes" disponibile con sottotitoli in inglese by OneSkyFriends.

 

 



mercoledì, 16 maggio 2007

Condannata la polizia per il G8 di Genova 2001

8 Maggio 2005 - Articolo di Gennaro Carotenuto

La censura da parte dei media è stata rigida ed assoluta: della sentenza di Genova non si doveva parlare. Infatti incredibilmente non ne ha scritto neanche il Manifesto e dovrebbe spiegare perché. Alzi la mano chi ha saputo che la settimana scorsa a Genova c'è stata la prima condanna per i pestaggi della Polizia durante il G8 del 2001.

Eppure la sentenza di Genova è un passaggio capitale per la ricostruzione della verità e la giustizia di quello che successe nel capoluogo ligure oramai 6 anni fa. E ci spiega anche molto del disegno politico sotteso alla repressione.

Segue su Megachip.info

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categorie: news, attualità

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