OneSkyFriends: non solo scie-nza!

domenica, 20 aprile 2008

Hercules and Love Affair - Blind


As a child, I knew
That the stars could only get brighter
And we would get closer
Get closer
Oooooh

As a child, I knew
That the stars could only get brighter
That we would get closer
Get closer
Leaving this darkness
Behind

Mmmm-mmmm
Oooooooh

Now that I’m older
The stars should lie upon my face
When I find myself alone
Find myself alone
Oooooh

Now that I’m older
The stars should lie upon my face
And when I find myself alone
I feel like I
I am blind

Feel it
Feel it
Feel it
Feel it
Like I am blind
I am blind

I wish the stars could shine now
For they are closer
They are near
But they will not present my present
They will not present my present

I wish the light could shine now
For it is closer
It is near
But it will not present my present
It makes my past and future painfully clear

To hear you now
To see you now
I can look outside myself
And I must examine my breath and look inside
Ooooooh

To see you now
To hear you now
I can look outside myself
And I must examine my breath and look inside
Because I feel blind
Because I feel blind

I feel it
I feel it
I feel it
Like I
Like I’m blind
Ooooooh
The movie will
Mmmm, and feel it
Oooooh, I feel it
Feel it

 

Antony Hegarty

Hercules and Love Affair


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categorie: musica, video
domenica, 06 aprile 2008

Caparezza - Eroe

Piacere / Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
invece io passo la notte in un Bar Karaoke
se vuoi mi trovi lì / tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
un soggetto perfetto per Brahm Stoker
TU
che ne sai della vita degli Operai
io stringo sulle spese / Goodbye Macellai
non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
io sono il pane per gli usurai ma li respingo
non faccio l’Al Pacino / non mi faccio di Pachinko
non gratto / non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
man mano mi convinco

che io sono un Eroe
perchè lotto tutte le ore
sono un Eroe
perchè combatto per la pensione
sono un Eroe
perchè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
sono un Eroe
perchè sopravvivo al mestiere
sono un Eroe
straordinario tutte le sere
sono un Eroe
E te lo faccio vedere
ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera
bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
SU
vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
quando t’affami / ti fai / nemici vari
se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei Bambini

Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un Call Center
vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette
perchè sono un Eroe

http://www.myspace.com/caparezza


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venerdì, 04 aprile 2008

Certo Certo...

Come educare i figli.

Antonio Rezza: Sandrino (da Escoriandoli)


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sabato, 29 marzo 2008

Porta a Porta: autogol di Stefano Montanari




Fonte: stefanomontanari.net
Autogol
Scritto da Stefano Montanari
  
venerdì 28 marzo 2008

 Non potrò certo dire che non lo sapevo. Giuliano Ferrara, molto più scafato di me, se non altro perché a quella genia appartiene geneticamente da sempre, aveva saggiamente optato per non perdere tempo in pagliacciate del genere. Io ci sono cascato. Del resto, se non lo avessi fatto, mi sarebbero saltati tutti addosso dicendo che è vero che i mezzi d’informazione c’ignorano, però, se quando capitano le rarissime occasioni io non le colgo al volo… E va bene, sono andato da Vespa e mi sono seduto nel suo salotto mediatico.

La farsa (pardon, la trasmissione) dura 90 minuti. Si era in cinque ospiti e, dunque, togliendo qualcosa per il conduttore, poteva essere lecito pensare che un quarto d’ora a testa sarebbe stato equamente disponibile per ognuno. Ormai abituato come sono a concentrare concetti anche complessi, quel quarto d’ora me lo sarei fatto bastare. Ma qui entra l’arte perversa del conduttore. Tra i cinque (di cui quattro invitati con il mal di pancia e uno, anzi, una, “con grande piacere”) troneggiava Daniela Santanché, una sorta d’ingrediente nella ricetta dell’aria fritta fisso quanto lo è il glutammato nella cucina cinese, e l’ineffabile Vespa, ben conscio del suo ruolo di anfibio guardiano di quella che oggi si chiama casta e che, se ti comporti secondo le regole interne, ti dà di che vivere e prosperare, ha fatto ciò che facevano i boys di Wanda Osiris di antica memoria: si è inginocchiato mentre quella scendeva dalla scala somministrando pillole di anteguerra, le ha regalato tutto il fulgore del proscenio, tutto il tempo che quella aveva capriccio di arrogarsi per diffondersi in un petulante chiacchiericcio e ha fatto ciò che si proponeva: ha lasciato trascorrere quei 90 minuti senza che si toccasse nessuno degli argomenti di reale importanza che si dovevano toccare. Dopotutto,

stuzzicare certi temi significa per forza mettere a repentaglio l’esistenza stessa, granitica ma fondata sulla sabbia, della casta, di cui Vespa e Santanché sono, a diverso titolo, inossidabile parte integrante e, applicando quella legge di Natura che poi i due ignorano in altri contesti, non vanno certo ad inquinare l’ambiente in cui vivono, ben sapendo che una goccia di velenosa consapevolezza nella testa di chi oggi li mantiene li condurrebbe all’inesorabile estinzione. E, allora, fino a che non ci sveglieremo tutti dall’anestesia, becchiamoci queste oscene esibizioni di regime.

Che cosa avrei potuto dire se Vespa non mi avesse vigliaccamente innervosito (e io ci sono cascato), fastidiosamente, maleducatamente e prepotentemente interrotto ad ogni piè sospinto con idiozie pretestuose (vedi un presunto litigio con Beppe Grillo, un pettegolezzo che, comunque, non si vede che rilevanza avrebbe), non avesse provveduto in ogni modo a sviare ogni mio tentativo d’impostare un discorso, non avesse servilmente concesso alla Santanché di agitarsi e d’invadere il mio poco tempo e non avesse usato la complicità di due giornalisti che parevano usciti dalla penna di Gogol (vedi uno sproloquio nonsense sul senatore Rossi e l’inadeguatezza intellettuale e culturale di capire che diavolo proponga la lista PER IL BENE COMUNE)?

Intanto avrei potuto spiegare che, a nostro parere, nel momento attuale, le divisioni ideologiche basate su filosofie astratte fanno parte dell’archeologia, sono anacronisticamente fuori luogo e distolgono l’attenzione da un mondo che si è avviato ad un periodo di crisi tanto profonda quanto facilmente prevista, ma che ci coglie impreparati grazie all’incapacità di chi ci dovrebbe guidare.

Dunque, la politica, intesa nella sua sola accezione corretta di conduzione della casa comune, non può che essere volta oggi a reggere la tempesta in cui ci stiamo inoltrando e che è ancora lontana dall’aver mostrato tutta la sua violenza. Le grottesche elucubrazioni del duetto Vespa-Santanché sulla logica disastrosa della spartizione dei voti e sulla composizione degli schieramenti, invece, ci ripiombavano nella palude della “democrazia” italiota intesa come furbescamente la intende Vespa. Avrei detto che quando una classe politica ha dato così triste prova di sé succhiando il sangue di un’intera nazione per decenni dandole in cambio non un più o meno neutro nulla (magari!) ma lo sprofondamento nel fango di una democrazia subdolamente negata dall’annientamento sistematico ed arrogante della Costituzione, un posto di retroguardia nell’ambito tecnologico, una posizione vergognosa nella classifica della libertà d’informazione e la rovina economica deve essere messa alla porta senza indugi e sostituita da “dilettanti”, intendendo con questo termine chi conduce la casa per solo spirito di servizio. E, a proposito di dilettanti, citerò lo squallore avvilente dell’intervento del giornalista de La Stampa che, con il sarcasmo becero ed arrogante di chi sa di stare sempre e comunque dalla parte di “chi conta”, disse ridacchiando che pareva di stare alla Corrida. Certo, giornalista: io non sono un mestierante a gettone di ciò che lei fa credere, e forse addirittura crede, sia la politica. Io sono un cittadino che vede il suo paese affondare e che cerca in ogni modo di dare una mano per evitare il naufragio. E se lo faccio, sappia che è anche per lei e per chi, come lei e forse peggio di lei, crivella di buchi questa barca. Avrei detto che la nazione prospererebbe se solo non incenerissimo le nostre risorse. E qui sarebbero entrati i “termovalorizzatori”, come li chiamano coloro che si nutrono di mondezza, che mantengono nel lusso l’intera casta fornendo pure clienti al divino Veronesi.Sarebero entrati i due miliardi di Euro fatti sparire nei giochi di prestigio dell’immondizia di pertinenza bassoliniana senza che nessuno ne chieda la restituzione. Sarebbero entrate le auto blu (ne abbiamo 562.000 contro le 50.000 della Germania e le 70.000 degli USA e PER IL BENE COMUNE chiede di metterne all’asta mezzo milione ricavandone un tesoretto immediato di almeno cinque miliardi di Euro e un risparmio enorme in seguito). Sarebbe entrata l’Alitalia condotta da dementi per decenni senza che nessuno della casta alzasse un dito (si può tranquillamente fare a meno di una compagnia bandiera: gli USA, per esempio, non ce l’hanno). Sarebbe entrata la TAV che fa risparmiare un pizzico d’incomodo a qualche passeggero che va da Torino a Trieste e ne lascia milioni tutti i giorni a cercare di sopravvivere negl’ignobili carri bestiame delle FS (e io ne so più di qualcosa).

Poi avrei detto che vogliamo che l’IVA sia detraibile per tutti, in modo da porre un freno potentissimo all’evasione fiscale; avrei detto che pretendiamo che la prevenzione sia quella primaria per evitare che la gente si ammali o che gli operai schiattino sul lavoro; avrei detto che gli enti di controllo che non controllano vanno riformati o chiusi; avrei detto che, se non rimettiamo mano seriamente sulla scuola, partoriremo una classe dirigente di analfabeti (cosa che stiamo già facendo), magari addirittura peggiore di quella che ci affligge oggi (!); avrei detto che la TV di stato, quella che paghiamo tutti, deve essere informazione di servizio mentre è di fatto strumento di chi non perde occasione per mungerci anche se le nostre mammelle sono armai rinsecchite, e per questa opera devastante si serve d’ignobili zerbini che, come dice qualcuno, non inciampano mai perché strisciano. E mi sarei fermato nell’elenco quando il mio quarto d’ora fosse arrivato a scoccare.

Invece ci siamo sorbettati la miliardaria Santanché la quale, in un rivoltante rigurgito di demagogia, proponeva uno stipendio di 1.200 Euro al mese ai parlamentari, tacendo sul fatto che gli emolumenti dei politici sono una nanoparticella nel mare magnum delle spese da manicomio che noi, carne da macello, dobbiamo sobbarcarci e che servono a tanti personaggi per sedere indefessamente al tavolo delle spartizioni.

Insomma, una cocente delusione, fortunatamente mandata in onda ben fuori dalla fascia protetta, per aver toccato ancora una volta con mano quanto incancrenito e capillarmente ramificato sia questo potere parassita che ci soffoca, quanto pesante sia questa zavorra che ci trasciniamo come muli silenziosi, e come difficile sia risvegliare dal torpore anestetico chi si è assuefatto al sistema senza accorgersi ormai più che con quell’assuefazione non si sta solo suicidando ma deruba i suoi figli di quanto è loro. Eppure, basta un tratto di matita su una scheda elettorale per mandare al diavolo tutti e tornare padroni della nostra dignità.

La consolazione è quella di vedere come la gente abbia colto la situazione, è quella di vedere come si sia accorta che la spudoratezza con cui io sono stato trattato, e con me PER IL BENE COMUNE e con noi tutta la nazione che ha diritto almeno ad essere informata sia stato un clamoroso autogol di Vespa e di tutta la casta che in quel momento stava rappresentando. Se vogliamo, possiamo voltare pagina.


***
La puntata intera è visionabile a questo indirizzo cliccando su "Noi corriamo da soli".
Su segnalazione di Alessio,
gli interventi degni di nota di Montanari si trovano ai minuti:
Da 22.50 a 36.20
Da 1.02.25 a 1.05.30
Da 1.26.20 a 1.28.00

Su YouTube è possibile visionare le parti della puntata che riguardano Monatari:
Parte 1 - Parte 2 - Parte 3

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Articolo di Marco Cedolin pubblicato su luogocomune.net:

Porta a Porta
Mercoledì sera intorno alle 23 sono stato carezzato dall’insana idea di spegnere il computer ed accendere la TV per introdurmi di soppiatto (almeno così credevo) nel salotto chic di Rai uno dove Bruno Vespa aveva invitato, fra gli ospiti di una serata in tema elettorale, due candidati che conosco personalmente. L’ultima volta che ho votato erano da poco finiti gli anni del liceo e la mia tessera elettorale resterà ancora a lungo ad impolverarsi in qualche recondito andito, perlomeno fino a quando votare significherà legittimare questa dittatura travestita che è la democrazia rappresentativa, però confesso che la presenza nel “salottino buono” di Stefano Montanari e Renzo Rabellino m’incuriosiva e stimolava la mia fantasia.

Montanari, direttore scientifico del laboratorio di nanodiagnostica di Modena, è un medico “tutto di un pezzo” grande esperto nel campo delle nanoparticelle e figura di riferimento per chiunque (come me) abbia avuto occasione di scrivere libri che trattano di rifiuti ed inceneritori. E’ entrato in politica solo qualche settimana fa ma ho letto attentamente il programma del suo partito, basato su una critica molto articolata al sistema delle grandi opere. Come potrei privarmi della soddisfazione di vedere Montanari che mette al tappeto Vespa dimostrandogli con dati incontrovertibili che gli inceneritori sono dannosi per salute, devastanti per l’ambiente e totalmente privi di senso dal punto di vista economico?

Rabellino è in politica da alcuni anni, lo ricordo molto preparato e spregiudicato, veloce di lingua ed abile oratore. A stendere il programma del suo partito ha collaborato un mio caro amico, ho avuto occasione di leggerlo più volte, si parla di opposizione al TAV, di signoraggio, di morti sul lavoro, di risparmio energetico e di critica alla globalizzazione. Perché mai dovrei negarmi il piacere di assistere alla scena in cui Rabellino lascia Vespa senza parole ...

... introducendo su Rai uno un argomento tabù come il signoraggio? E se poi tutti e due riuscissero ad esternare il loro pensiero sulla truffa del TAV il mio piacere aumenterebbe in maniera esponenziale.

Alle 23 la mia fantasia viene intaccata una prima volta perché su Rai uno anziché Porta a Porta sta iniziando il secondo tempo della partita della nazionale in terra di Spagna, così mi rassegno a lasciare la TV accesa mentre mi rimetto al computer per finire di scrivere una cosetta che avevo lasciato a metà. Il salotto di Vespa apre i battenti solo abbondantemente dopo la mezzanotte, quando la maggior parte degli italiani che guardano la TV sono già scivolati sotto le lenzuola, ostaggi di una sveglia che suonerà comunque troppo presto.

In studio oltre ai miei due “amici”sono presenti la Santanchè (che in barba alla par condicio è onnipresente come il prezzemolo e compare in tutti i programmi TV) un candidato liberale e il rappresentante del partito disabili. Faranno la loro comparsa dopo poco Marcello Sorgi della Stampa ed un giornalista del Giorno di cui (forse per lo shock subito) per quanto mi sforzi non mi riesce di ricordare il nome.

Dopo i saluti di rito la Santanchè monopolizza immediatamente la serata (o forse data l’ora definirla nottata sarebbe più congruo) imbeccata da Vespa che le chiede di rendere conto riguardo ad alcune sue dichiarazioni aventi per oggetto l’eventualità di un suo appoggio a Berlusconi. C’è giusto il tempo per qualche esternazione del candidato liberale ed ecco Sorgi che suona alla porta e si accomoda nel salotto. La sua prima domanda è rivolta alla Santanchè che avrebbe dichiarato di appoggiare Berlusconi ma cadrebbe in contraddizione perché aveva testé affermato che il Cavaliere posiziona le donne in maniera orizzontale. Il senso della discussione in verità mi sfugge e il pensiero tende più volte a rifuggire fra i meandri dell’inconscio mentre, la Santanchè si profonde per un quarto d’ora buono in un profluvio di parole dal quale si riesce ad evincere che Berlusconi era un’ottima persona ma poi è cambiato essendo stato fuorviato nel corso del suo cammino dalla presenza di cattive compagnie.

E’ ormai scoccata l’una quando finalmente Vespa manda in onda un filmato liofilizzato in un paio di minuti che dovrebbe presentare Stefano Montanari ed il suo partito. In realtà dal video si evince solamente che lui è un medico che una volta entrato in politica avrebbe litigato con Beppe Grillo e si accompagna con l’ex Senatore Rossi colpevole di essere comunista ed aver fatto cadere il governo Prodi rifiutando di votare le missioni militari all’estero. Terminato il filmato Montanari tenta di spiegare che lui con Grillo non ha mai litigato, ma Vespa ostentando aperta contrarietà afferma che la redazione non s’inventa le schede degli ospiti per cui quanto prima darà prova del litigio. Montanari prova poi a spiegare la ragione della sua presenza in politica ed a tratteggiare il programma del suo partito ma l’impresa risulta più difficile di un’ascensione sull’Everest in quanto viene interrotto sistematicamente ogni 15 secondi da Vespa, spalleggiato nell’opera di disturbo dalla Santanchè e da Sorgi. Si ribella, chiede di poter parlare almeno un minuto di fila ma non la spunta e Vespa gli toglie la parola.

L’una è passata da un pezzo quando parte il filmato di presentazione di Renzo Rabellino, così veloce da sembrare uno spot pubblicitario. Guardandolo si capisce che lui ha fatto parte della Lega, il suo partito usa un simbolo che richiama alla mente Beppe Grillo il quale ha già dichiarato di essere estraneo alla cosa, il programma prevede un reddito garantito per tutti dalla nascita alla morte senza lavorare. Rabellino prova subito a spiegare che in realtà non si tratta di un reddito garantito senza lavorare e quel punto non compare neppure nel programma, ma Vespa più contrariato che mai dice che la redazione non se l’è certo inventato, mentre la Santanchè inizia a fare dell’ironia disquisendo di quella meritocrazia la cui esistenza comporterebbe la sua immediata epurazione dai palinsesti TV.

In effetti nel programma di Rabellino neppure io avevo visto la citazione del reddito garantito senza lavorare, ma comunque perché dovrebbe essere così sconvolgente di fronte a Veltroni che promette di raddoppiare pensioni e salari o Berlusconi che “regala” milioni di posti di lavoro? Ma degli inceneritori, del signoraggio e del TAV quando si parla?

La palla è tornata alla Santanchè che restando in tema di promesse propone di ridurre a 1200 euro mensili gli stipendi dei parlamentari, così non dovrà vergognarsi quando cammina in mezzo alla gente, dimenticando che anche se sottopagato chi governasse male sarebbe costretto a vergognarsi comunque e non solo in mezzo alla gente.

E’ ormai notte fonda quando Vespa ritorna da Montanari porgendogli il testo di un suo articolo che dimostrerebbe l’avvenuto litigio con Beppe Grillo, Montanari sostiene con veemenza che nel testo non si accenna a litigi, la discussione si fa più accesa fintanto che Montanari si vede costretto a prendere in mano il cellulare per tentare di chiamare Grillo in persona (senza trovarlo)affinché convinca Vespa del fatto che non hanno litigato.

Adesso è la volta di Rabellino al quale Vespa porge il punto del programma incriminato prelevato direttamente dal suo sito. Rabellino spiega che si tratta di un vecchio programma non di quello che riguarda questa campagna elettorale (ecco perché non c’era) e Vespa s’infuria più che mai arrivando a catechizzarlo con un gesto quanto mai eloquente. Rabellino prova allora a parlare di signoraggio (che sia il momento buono?) ma il resto della compagnia sta già discorrendo d’altro e gli viene tolta la parola.

Quando l’attenzione torna su Montanari è solo per domandargli come mai se lui è un liberale sta con Rossi che è un comunista, lui cerca di spiegare che le cose importanti sono altre, ad esempio il fatto che sul pianeta rischiamo l’estinzione, ma Vespa e Sorgi insistono, un liberale ed un comunista no è impossibile.

Adesso si parla dei problemi seri, di Alitalia e di chi appoggerà Veltroni o Berlusconi una volta eletto. L’ultima volta che la parola viene data a Montanari e Rabellino è solo per una domanda secca su questi temi, loro tentano con un eroico colpo di reni di parlare del loro programma ma Vespa è perentorio: “cos’è meglio per Alitalia? Air France o una cordata italiana?” una risposta sola, “chi appoggerete una volta eletti? Veltroni, Berlusconi o nessuno?”

Sembra di assistere ad un programma di quiz, mentre tristemente si chiude il sipario e prendo pienamente coscienza di quanto insana sia stata la mia decisione di accendere la TV.

L’informazione in Italia praticamente non esiste ed è stato folle pensare che su Rai uno si potesse parlare seriamente di signoraggio, TAV ed inceneritori. Non invidio i miei “amici” che stoicamente hanno tentato di farlo, ma li ringrazio comunque perché l’emozione provata con la fantasia è stata davvero impagabile.

Marco Cedolin

 

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giovedì, 27 marzo 2008

Possedere il tempo

Documentario di Discovery Science sulla manipolazione climatica.


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categorie: video, cambiamento climatico, scie-nza
lunedì, 17 marzo 2008

Il caso Moby Prince

Fabio Piselli, un consulente dell’inchiesta sulla Moby Prince, è tecnicamente definito “persona informata sui fatti”, e questo gli è costato di recente un'aggressione dalla quale si è salvato solo grazie al suo istinto di sopravvivenza.



Quella che segue è la lettera che Piselli ha indirizzato qualche giorno fa al Presidente della Repubblica, pubblicandola anche sul suo blog personale.

Suicidio di Stato: al Signor Presidente della Repubblica

Domenica 9 marzo 2008

Sono Fabio Piselli, recentemente sopravvissuto ad una aggressione da parte di ignoti, i quali dopo avermi stordito mi hanno lasciato nella mia auto che hanno dato alle fiamme con me dentro. Questi fatti sono stati ricondotti alle indagini condotte dalla magistratura livornese relative la tragedia del traghetto Moby Prince...

... nella quale persero la vita almeno 140 persone.

Ho per questo assunto sia l'ufficio di testimone, persona informata sui fatti, sia quello di parte offesa, fornendo le notizie in mio possesso alla Procura della Repubblica procedente, svolgendo confronti con operatori delle forze speciali e del Sismi, con operatori della Base americana di Camp Darby e sostanzialmente accettando ogni richiesta da parte degli inquirenti ai quali non ho mai fatto mancare la mia più ampia collaborazione, affrontandone tutti i rischi e cosciente delle responsabilità che mi sono assunto in tal senso e del fatto che quanto da me raccontato necessiti una verifica importante e non facile da condurre, a causa dei numerosi filtri istituzionali che ostacolano le indagini.

Mi riferisco a quei personaggi che fanno del proprio ruolo istituzionale un alibi ed uno strumento per tutelare i propri interessi privati, di grembiule o referenti alla struttura alla quale appartengono, presumibilmente non istituzionale ma sostanzialmente istituzionalizzata atteso la capacità di controllo e di inquinamento delle informazioni e delle indagini giudiziarie.

Nel corso degli anni, dopo aver servito lo Stato come sottufficiale volontario paracadutista dell'Esercito, ho prestato la mia collaborazione a quelle strutture ausiliare per i servizi di Polizia Giudiziaria, chiamato da un ex Generale del Sismi e da altri operatori tutti provenienti dalle FF.AA. dalle FF.PP. e dai servizi d'intelligence che le coordinavano, affiancando la PG nelle indagini elettroniche e nelle attività di penetrazione degli obiettivi d'interesse operativo indicati dalla Procura procedente ove piazzare i sistemi di ascolto e d'intercettazione audio, video, tracciamento. Fra le numerose operazioni ho preso parte a quella relativa alle indagini contro il c.d. mostro di Firenze e contro i responsabili della morte di Francesco Narducci, affiancando i miei colleghi nelle attività svolte presso il GIDES, gruppo investigativo delitti seriale della Polizia di Stato, ex SAM, con sede a Firenze.

Mi sono trovato perciò a vario titolo coinvolto nei casi più inquietanti della storia italiana, la più grande tragedia della marineria e la serie di delitti compiuti da un presunto gruppo di amici di merende su mandato dei c.d. livelli superiori, i quali hanno causato altri delitti, fra questi quello di Francesco Narducci.

In quest'ultimo caso ho potuto assistere ad alcuni eventi che ho giudicato degni della attenzione dei Magistrati, ai quali ho trasmesso il contenuto di alcune intercettazioni che interessavano degli operatori dello Stato, i quali da come si evince dalle intercettazioni stesse non hanno presumibilmente compiuto degli atti fedeli al mandato ricevuto,. al contrario, hanno presumibilmente inquinato.

Mi sono chiesto perchè sono stato chiamato a svolgere un servizio d'intercettazioni per un caso così delicato ed importante come quello del mostro di Firenze, le cui indagini durano ormai da 40 anni. Mi sono chiesto perchè proprio il sottoscritto, atteso che il mio curricula se da un lato mi descrive come un sicuro ed affidabile collaboratore dello Stato, dall'altro è apparentemente carente di alcuni requisiti per partecipare a simili indagini proprio a causa del mio percorso esperenziale e professionale di questi 23 anni.

Questo motivo e l'esperienza acquisita mi hanno spinto a tenere alto il livello di attenzione e come si suol dire "a prendere appunti" il cui contenuto l'ho debitamente trasmesso alla Procura procedente, aggravato dalla presenza costante di soggetti provenienti, o in servizio, presso i servizi segreti militari e civili che hanno gravitato intorno a questa indagine.

Vivo oggi un serio e grave problema nato da quanto posto in essere dai filtri istituzionali ai quali ho sopra accennato e che meglio spiego di seguito, con il fine non solo di riuscire a tutelare la mia famiglia, ma anche con il desiderio che un Suo autorevole intervento possa fornire quello stimolo necessario per superare ed abbattere detti ostacoli, da qualcuno definiti muro di gomma da me considerati solo un muro di sterco con l'alibi delle medaglie ma con un enorme potere d'ingerenza, di controllo, di ricatto e d'inquinamento delle varie indagini condotte dalle Procure procedenti verso la ricerca dei responsabili dei delitti sopra descritti ma anche della storica serie di stragi impunite per le quali i colpevoli sono ancora una immagine sfuocata che il tempo tende a rimuovere anche dalla memoria collettiva.

Cambiano le dinamiche degli eventi giuridici ma i meccanismi di depistaggio e d'inquinamento sono sempre gli stessi, adottati dai rappresentanti di quella zona grigia nella quale gravitano soggetti che operano al di dentro delle Istituzioni ma che riferiscono il proprio operato verso altri interessi che quelli puri delle istituzioni stesse. Meccanismi nei quali soggetti vulnerabili o non schierati restano stritolati.

Il mio nome è rimasto riservato per molto tempo, nel quale sono stato sentito dalle Procure come persona informata sui fatti, poi dopo l'aggressione di Novembre 2007, un poliziotto ha ben pensato di fornire la mia identità ad un suo amico giornalista. Da quel momento il mio nome è stato reso pubblico come quello di un testimone dei fatti del Moby Prince e successivamente anche per i fatti del c.d. mostro di Firenze.

Ho ricevuto nel corso degli anni, prima della mia ribalta alle cronache, numerose forme di intimidazione e di pressione, effettuate tramite gli strumenti istituzionali, dalle false notizie di Polizia alla scomparsa o distruzione di fascicoli e di atti giudiziari, fino alla depersonalizzazione al fine di discredito, tutte tecniche conosciute e sostanzialmente viste in altri e numerosi eventi della nostra storia, fatti che ho subito e pagato a caro prezzo.
Nonostante questo ho sempre e solo reagito con l'arma della Giustizia, rivolgendomi alla competente Autorità Giudiziaria firmando le denunce contro quegli operatori dello Stato che ho saputo identificare, da solo. Uno di questi è stato anche condannato ma poi la prescrizione lo ha graziato, nata non solo dalla lentezza dei tempi di Giustizia ma dall'aiuto offerto dai singolari errori di trascrizione di un indirizzo o di un nome che hanno causato l'annullamento di una notifica, dalla perdita di fonoregistrazioni importanti e da altri singolari episodi simili, fino all' umiliante rinvio di una udienza solo perchè una parte doveva assistere ad una regata velica e non ha saputo trovare un sostituto, giustificando così il rinvio che ha contribuito al raggiungimento della prescrizione.

Quanto sopra solo per farLe un esempio, ma ho 23 anni di storia professionale, militare e militante, dalla quale potrei fornirLe esempi a non finire di qualunquismo, carenza di professionalità, pregiudizio, ignoranza professionale, arroganza dell'ignoranza e soprattutto aderenza a quelle pratiche amicali di favori reciprochi compiuti da degli operatori delle Istituzioni.

Chi Le parla ha la coscienza del significato delle istituzioni, ha il senso dello Stato mai perso neppure quando lo Stato mi ha tradito, proprio perchè sono stati solo quegli uomini che in esso si nascondono ad averlo fatto e non la Nazione, che Lei rappresenta e garantisce con il Suo ruolo, motivo per il quale mi permetto di sottoporLe questa mia.

Dopo che sono uscito vivo dalla mia auto mi sono affidato agli inquirenti, i quali hanno ben saputo usare le notizie che ho fornito, tutte afferenti dei fatti compiuti da degli appartenenti ai corpi dello Stato ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all'intelligence militare e a quelle strutture, falangi e raggruppamento in essa inserita, in chiaro e non. Motivo per cui sono nati i confronti, anche con uno di questi personaggi, che han dato dei frutti, il quale una volta tornato in caserma ha relazionato a livello superiore non solo il mio nome, già noto, ma sostanzialmente il mio grado di conoscenza di fatti riservati attinenti le attività condotte da alcune strutture e dagli operatori delle stesse, ad oggi non chiaro se svolte su un preciso mandato istituzionale e se eterodirette da burratinai la cui natura è solo ipotizzabile.

Vivo l'isolamento, nel quale ho trascinano anche la mia famiglia, sono sottoposto a costanti pressioni, intimidazioni, minacce, forme di discredito feroci, che mi costringono a farmi forza per restare fedele alla scelta di reagire con i soli mezzi di Giustizia rappresentati dalla mera denuncia, la quale trova gli ostacoli sopra accennati, aggravati dal fatto che proprio gli strumenti di lavoro di questi soggetti gli consentono di conoscere in tempo reale le mie decisioni e d'inquinare quanto consegno alla AG, non solo il contenuto di una denuncia ma anche quegli elementi probanti i fatti esposti in querela.

Rinunciando a reagire in modo non ortodosso, certamente definitivo, ma contrario ai miei principi, non è con la violenza che posso risolvere il problema, innescherei solo una serie interminabile di reazioni ottenendo ben poco.

Alcune forme di ritorsioni hanno coinvolto i miei familiari ed oggi mirano a condizionare anche mia moglie, già provata da questi mesi di dura resistenza a tutto questo, dal quale essa è sempre stata estranea e che l'ha colpita in modo grave, atteso vedere il proprio marito in fiamme.

Mi consigliano di suicidarmi, di uccidermi, altrimenti morirà mia moglie.

Mi consigliano di porre fine alla mia vita come altri hanno fatto prima di me , non ultimo Adamo Bove, e prima di lui gli altri che hanno scelto la via del suicidio per salvare i propri cari. Oggi sono io che mi trovo di fronte a questo dilemma.

Mi creda, non è la paura di morire, non è la paura di lasciare la mia famiglia e mia moglie, che mi costringe ancora a restare fisso di fronte al salto. E' il senso di vuoto che anche la mia morte lascerebbe, è lo strappo dagli affetti, dall'Amore per mia moglie, dalla ragione per la quale ho scelto di porre a rischio la mia vita accettando "missioni" in tutto il mondo e nei paesi bellici e post bellici, che è stata per portare il pane a casa onestamente, seppur cosciente di non fare l'educanda, per crescere una famiglia, dei figli, nel ricordo di un figlio già morto tanti anni or sono.

Ma ancora oggi la mia morte appare essere il prezzo per la vita di chi Amo.

Ancora oggi sono rimbalzato in quel muro di sterco di cui sopra, incrementato dalla ignoranza di qualche tutore dell'ordine al quale ho chiesto con le lacrime agli occhi, rinunciando al mio orgoglio, di essere ascoltato e di identificare il soggetto che mi aveva appena ancora una volta consigliato il suicidio, ricevendo le solite ignoranti, classiche, purtroppo frequenti frasi di circostanza di chi non è in grado di capire altro che qualche bestemmia e le mere denunce di smarrimento chiavi, il quale ogni tre parole sapeva solo roboticamente esprimere i termini "segnatamente", "a chi di competenza", "nella fattispecie", "unitamente a", che sembravano essere ostacoli insormontabili alla comprensione della mia implorata richiesta di aiuto.

Mi creda Signor Presidente, non sono una persona psicologicamente fragile, bisognosa di attenzioni o vittima di se stessa, sono capace di pormi in discussione, di accettare le mie responsabilità, di cercare di non proiettare in altri il mio vissuto, ho la formazione e l'esperienza per conoscere le mie dinamiche psicologiche, che ritengo essere ancora oggi stabili ed equilibrate alla corretta struttura di pensiero che ha sempre caratterizzato le mie scelte, anche le più rischiose, per quanto sottoposte a forte stress.

Ma il dilemma che ho di fronte non ha soluzioni psicologiche, non richiede l'elaborazione dei suoi contenuti, non prevede una eventuale mediazione, perchè la minaccia è questo, è una tortura psicologica che ti devasta i pensieri fino a renderti insensibile anche alla morte stessa e saltar giù.

Mi creda, le penso tutte pur di soddisfare le richieste di non continuare a fornire notizie oppure stornare i documenti delle intercettazioni del mostro di Firenze che detengo, ma sembra inutile, perchè un conto è essere minacciati da qualche mafioso, per difendermi dal quale posso rivolgermi allo Stato, altro conto è essere minacciato da chi nello Stato si nasconde, togliendomi tutti i riferimenti e facendomi terra bruciata intorno. a chi mi rivolgo?

Non ho chiesto io di trovarmi ad essere una sorta di testimone storico della tragedia del Moby Prince e dei delitti del mostro di Firenze, ho solo compiuto il mio dovere ed il mio lavoro, esimendomi di fare come tanti altri, di fregarmene e saltare sul carrozzone delle medaglie di cartone, perchè ognuno di noi prende un traghetto e tutti noi abbiamo amoreggiato in una macchina nascosti in un bosco; soprattutto perchè il mio senso dello Stato me lo ha impedito pur non essendo più un uomo dello Stato, ma sono un cittadino che forma lo Stato e non posso per questo solo delegare gli altri per la sua tutela, facendo finta di nulla, quando posso contribuire al rispetto delle regole.

Le chiedo dall'alto del Suo colle di osservare quanto accade intorno a Lei, di rivolgere ogni ascolto ai meno urlanti e soprattutto di porre fine a questo sfacelo di valori istituzionali causati non solo dall'inquinamento delle istituzioni stesse, ma anche dalla assoluta assenza di valori che uno Stato come il nostro merita di vedere rispettati, altrimenti crescerà solo mediocri cittadini singoli che formano solo una massa, e non un insieme di cittadini uniti che formano uno Stato, ove i suoi soldati si suicideranno per onore, perchè il suicidio, anche indotto, è una forma di rispetto fra soldati, non è un metodo subdolo mafioso di uccisione come appare, è un codice.

Coloro che mi consigliano il suicidio, come hanno fatto con altri, sono soldati e non sgherri.
Mi offrono paradossalmente l'onore di quel codice invisibile che abbiamo adottato nel corso del nostro lavoro, altrimenti potrebbero farmi fuori in ogni modo ed io non potrei farci assolutamente nulla nonostante le competenze e l'esperienza che ho in materia di sicurezza.

Questo è il dilemma che vivo. L'onore del suicidio come ultimo riconoscimento di un soldato diventato uomo, che ha donato la propria vita al rispetto di un valore, dello Stato prima e dell'Amore di mia moglie oggi.

Con osservanza Fabio Piselli

Fonte: luogocomune.net

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categorie: video, attualità, servizi segreti
lunedì, 03 marzo 2008

Io, io libero per sempre!

Tricarico mi aveva colpito dai tempi di “Io sono Francesco”, da quando avevo avuto modo di vederlo dal vivo in un concerto ai Murazzi di Torino.

Lo ritrovo in questi giorni a Sanremo che è sempre lo stesso ragazzo stralunato e stropicciato. Rigido su quel palco, clownesco, non meno del Mago Forrest che lo ha accompagnato.

Eppure è stato l’unica emozione sul sepolcro di Sanremo di quest’anno. Forse perché è un ragazzo che ha mantenuto vivo il bambino dentro di sé e lo lascia cantare. E poco gli importa di steccare, gridare, andare fuori tempo. Il bambino che è in lui canta che vuole “una vita tranquilla, perché da quando sono nato sono stato spericolato”. E poco gli importa della forma.

Allo stesso modo disarma in ogni intervista: molti giornalisti si sentono spaventati: è matto!, sotto farmaci!, quanto è carico Francesco! Ma è straordinariamente timido e naturale e introspettivo. Come non se ne sono accorti? Forse perché non sono più abituati a vedere una persona che di fronte ad una telecamera non porga il profilo migliore. Lui, lui preferisce mettersi a fantasticare o guardare gli insetti.

Ma allora che cosa ci faceva lì? Non solo nella stessa città, ma nella stessa manifestazione canora con la Tatangelo… La Tatangelo, capite? Quella che ci canta con la sua voce cristallina “cuore di pupazzo”, mentre lui grida emozionato e stonato: “io, libero! Per sempre!!!!

 

Credo che Tricarico ci abbia voluto fare un regalo. Solo così me lo spiego.

E ora se non vi spiace, conviene salutarlo, che sta andando a cercare le cavallette nel giardino dell’hotel.

Aggionamento del 2 marzo: Tricarico ha (stra) vinto il premio della critica intitolato a Mia Martini con 30 voti. Una curiosità: è vestito con il marchio onlus Codiceasbarre, realizzati dalle detenute del carcere di Vercelli.




samuelesiani noncontromaper.splinder.com

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categorie: musica, video
martedì, 26 febbraio 2008

UE, pronti a regolamentare gli RFID



Roma - A due anni di distanza dall'inizio della consultazione pubblica, seguita da un lungo dibattito in cui sono stati coinvolti esperti del settore, aziende e rappresentanti dei consumatori, la Commissione Europea ha diffuso la prima bozza per la creazione di una direttiva comunitaria in materia di RFID e invitato nuovamente i cittadini del Vecchio Continente a offrire la propria opinione sull'argomento. Nel documento prevale l'aspetto cautelativo riguardo la tecnologia dei tag a radiofrequenza, volto ad armonizzare questa regolamentazione con quella preesistente sulla privacy.

Secondo quanto si legge nell'articolo 7 della proposta, la Commissione intenderebbe suggerire la disattivazione di tutti gli RFID all'atto dell'acquisto, qualora la loro presenza possa essere collegabile all'identità dell'acquirente. Solo in presenza di esplicita richiesta del cliente sarebbe possibile mantenere attivo il transponder, secondo una politica di opt-in.

Si tratterebbe dunque di una norma che consente all'individuo di tutelare la propria privacy: un prodotto, come i presidi medici, se ricondotto all'identità dell'acquirente potrebbe attentarne la riservatezza, ed occorrerebbe dunque prevedere la disattivazione di ogni strumento di tracciabilità. Un punto, questo, contestato dalle associazioni dei produttori di tecnologia RFID.

"Si tratta di una norma che genera confusione, poiché non chiarisce alcuni casi specifici" ha
sentenziato Elizabeth Board, rappresentante di EPCglobal: "Cosa accadrebbe nel caso in cui si paghi con la carta di credito? Il tag (RFID, ndr) potrebbe non contenere informazioni personali, ma il venditore potrebbe associare il numero del pagamento con l'oggetto". Cosa fare in questi casi? "È uno dei temi che chiederemo alla Commissione di chiarire" ha concluso Board.

Secondo i produttori, inoltre, nel documento attuale mancherebbero importanti distinzioni tra RFID permanenti e temporanei: nella seconda categoria ricadono tutti quelli che sono presenti solo sulla confezione del prodotto, e che vengono dunque rimossi all'atto dell'apertura e consumazione del bene. Ma tutti gli altri, quelli integrati nei prodotti stessi, potrebbero essere utili al loro corretto utilizzo e al miglioramento dell'assistenza post-vendita.

In sostanza, i produttori sostengono che sarebbe più opportuna l'adozione di un criterio di opt-out, vale a dire che la disattivazione degli RFID dovrebbe essere esplicitamente richiesta dal consumatore. Ma Gérald Santucci, membro del comitato che ha stilato la bozza, ha spiegato che la scelta tra le due modalità di disattivazione è stata ampiamente dibattuta: "Ci sono diversi punti di vista in materia: alcuni hanno interessi economici da salvaguardare, altri adducono argomentazioni di tipo sociale, e ci vuole del tempo per risolvere la questione".

Oggi, spiega Santucci, l'utilizzo di RFID nei prodotti in vendita al dettaglio è comunque tutto sommato limitato nell'area dei 27 paesi che formano la UE. La Commissione, che si augura di riuscire a far entrare in vigore questa norma prima dell'estate, ha comunque messo nero su bianco l'intenzione di rivedere i termini del regolamento a tre anni dalla sua entrata in vigore.

Per allora, le aziende finanziate dalla stessa UE avranno senz'altro realizzato una nuova generazione di RFID disattivabili e riattivabili a piacere, modificando sensibilmente il quadro tecnologico a contorno. Ma la privacy, ora come nel 2011, quella no: non si tocca.

Luca Annunziata
   punto-informatico.it

giovedì, 21 febbraio 2008

Voli Cia: l'indifferenza dell'Ue





la7.it  Servizio di Simona Buonomano


David Miliband ammette che l'isola britannica Diego Garcia è stata usata come scalo delle extraordinary renditions. Brown non chiederà le dimissioni di Straw e Barroso dice "non li condanniamo". 

Diego Garcia, l'isola britannica nel cuore dell'oceano indiano, è stata più volte utilizzata dalla Cia, durante le operazioni del 2002 delle «extraordinary renditions», il rapimento senza processo dei presunti terroristi. Londra aveva sempre negato. Fino ad ora.
Mentre il premier inglese Gordon Brown era su un volo diretto a Bruxelles, dove lo stava aspettando il presidente della Commissione europea Josè Manuel
Durao Barroso, il suo ministro degli Esteri David Miliband ha ammmesso, di fronte all'aula parlamentare di Londra, che i «no» più volte ribattuti, ora «sono da correggere».

Secondo quanto si apprende Londra avrebbe ricevuto, lo scorso 15 febbraio, nuove informazioni che rivelerebbero la complicità del Regno Unito con gli Usa. Si sapeva, certo, ma tali affermazioni non erano mai state fatte ufficilmente.

Anche di fronte all'ammissione di colpe gravissime la Commissione europea sta zitta. «Non condanniamo la Gran Bretagna» ha dichiarato oggi il presidente di Palazzo Berlaymont. D'altronde l'Ue si è sempre rifiutato di sanzionare gli Stati membri risultati complici della Cia dalle indagini del Parlamento e del Consiglio Ue. Contrariamente a quanto dicono le leggi.

 L'articolo 6 del Trattato europeo, ad esempio, prevede sanzioni per gli Stati membri che si macchiano di «violazioni gravi dei principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e dello Stato di diritto». L'esecutivo comunitario, che di fatto proclama l'illegalità delle «extraordinary renditions» come mezzo per combattere il terrorismo, si limita a chiedere «trasparenza» e a esortare gli Stati membri ad «indagare» per far luce su ciò che è veramente accaduto.

 Gordon Brown l'ha promesso: Londra metterà in atto «le migliori procedure affinché questo non possa più accadere», come l'aveva proclamato l'Italia quando presa con le mani nella marmellata. Ma di fatto Brown non chiederà le dimissioni di Jack Straw, che nel 2002 occupava la poltrona del ministro degli esteri britannico e oggi quella della giustizia, accusato di non aver «saputo nulla» dello scalo nella base britannica.

Di cosa possimo accusare l'Ue? Di Disattenzione? Imbarazzo? Di complicità? O assoluta indifferenza?


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categorie: news, video, attualità
sabato, 16 febbraio 2008

Parole nel cervello

Fonte:noncontromaper


Da un post di Luca Annunziata su Punto Informatico, dal titolo "Spot sparati direttamente nel cervello" leggo una notizia piuttosto inquietante:

"Roma - Passeggiare per Manhattan come tutti i giorni, e all'improvviso sentire una voce nella testa [...] Si tratta della trovata, invero piuttosto originale, di un creativo statunitense [...] Per funzionare, sfrutta la tecnologia audiospotlight sviluppata dalla statunitense Holosonic, in grado di indirizzare un fascio sonoro verso un punto specifico di una stanza o di una strada. Una tecnologia ideata negli anni settanta, e che ricorda molto quella che sta sviluppando Microsoft per i PC. Grazie all'impiego degli ultrasuoni, è possibile realizzare veri e propri coni di impulsi: di per sé, le onde sonore di lunghezza d'onda molto ridotta risultano inaudibili dagli esseri umani, ma attraversando l'aria vengono distorte, in modo matematicamente prevedibile, e possono dunque essere controllate con precisione per renderle avvertibili e focalizzate in punti specifici. L'invenzione nasce per i musei e più in generale per le attrazioni turistiche. La sua utilità in una galleria d'arte è evidente: il visitatore passa davanti al quadro e ascolta una spiegazione dettagliata di quanto sta guardando, senza che il sovrapporsi dei messaggi di ciascun quadro crei un fastidioso effetto cacofonico."

Dai commenti al post, è interessante notare come in più d'uno si sia posto il problema se questa tecnologia non sia stata utilizzata come arma, contro vittime inconsapevoli. Del resto, viene fatto notare, "la privazione del sonno è una delle forme di tortura più utilizzate perché non lascia segni evidenti". Immaginiamo anche cosa possa voler dire ricevere nella testa continui insulti o rumori molesti...

Gli amici di Aisjca lasciano un commento interessante, di cui ne riporto una parte:

"Non guasta procurasi il libro "La tortura nel Bel Paese" e dare un'occhiata al sito dell'AVAe-m o ai siti internazionali con descrizioni e lunghi elenchi - molto intercontinentali - delle vittime prese di mira non occasionalmente e delle loro sofferenze; ad esempio scrivete a<tijohnfinch@gmail.com>per maggiori informazioni."

Sul sito di Aisjca potrete trovare ulteriori informazioni qui.

Qui sotto è invece possibile vedere un video della BBC che tratta di questi Audio Spotlight.



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categorie: video, nuove tecnologie, attualità

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